mercoledì 30 settembre 2015

Pedaso (FM), lunedì 28 settembre 2015. VI° PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH".QUARTO GIORNO.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia







VI° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH.
 DALLA MISERIA ALLA GRANDEZZA: 
LA TENEREZZA DELLE TENEBRE".
                     QUARTO GIORNO.



La musica di Amelie a seguire il carillon introducono l’ascolto dello stato quiete d’inizio giornata. 

Il primo che inizia è il più solidale e allora Paola fa la sua comunicazione dicendoci di sentirsi meglio rispetto al malessere che la pervade quando rallenta i ritmi del suo quotidiano. 

 L’inattività di Donatella le fa emergere un disagio che la porta a chiedere di mettere un brano di “Pizzica” dopo l’ascolto del carillon, questo mettendo in risalto la difficoltà di stare nel contesto uterino che fino a quel momento non eravamo state in grado di creare. 


Spesso mettiamo il movimento come barriera/distanza tra noi e l’esterno e noi e le nostre emozioni; la pioggia di stamattina bloccandoci nella possibilità di uscire, ha innescato un’altra situazione povera, spostando il movimento dall’analogico -corporeo al simbolico.
Siamo arrivate qua "sporcate" di  obbligo/dovere; spesso una soluzione per confermarci all’esterno, che ovatta al punto tale che anche in una convivenza intensiva,  è da ostacolo nel predisporci alla relazione con le altre, nel gruppo, a partire dalle nostre emozioni. 

Silvia, avendo fortemente subito questa menomazione nella famiglia d’origine, svelando il suo vissuto emotivo nel gruppo, induce una forte dilatazione che crea delle immersioni a catena.

Risuonano i vissuti tra le varie storie facendo emergere come il non svelarsi nelle emozioni e il decidere arbitrariamente di vietarsi l’amore siano meccanismi di protezione per la paura di soffrire. Ora l’utero è più raccolto e può accogliere la parte "anticamente abile" di Milena. 


Un taglio fisico l’ha spinta a trovare specchi riconoscenti nel simbolico attraverso lo studio, per proteggere un analogico ferito. 
Sceglie di svelarci questo taglio fisico spinta dal bisogno di potersi sentire intera, decidendo di non nascondersi più con mille strategie che oggi riesce a sentire non servirle più per proseguire il suo viaggio

Ciò che oggi insieme riusciamo a benedire ci può permettere di ricongiungerci con le nostre parti tagliate e a riprendere la navigazione in mare aperto... e questo significa per ognuna di noi di dover attraversare anche le nostre tempeste

Maschere e Sangue -Michela Garbati.

In seguito ad un forte negativo, spinte dal senso di colpa, ci siamo attivate un’intera vita a coprire quello che per noi è stato un taglio limitante, sentendocene responsabili pur non essendolo. 
Ora è tempo di consolarci per le cose che non siamo riuscite a perdonarci, per non continuare ad ingannarci.

Nel pomeriggio è stato importante riprendere con la teoria il vissuto delle dinamiche avvenute la mattina. 
Utilizzando come griglie di lettura due quadri di Michela Garbati, “Maschera e sangue” e “La croce laica” abbiamo potuto dare forma al passaggio, possibile per ognuna di noi, dalla miseria delle menomazioni alla grandezza delle emozioni, che sono le sole che dal confine del nostro calice amaro ci consegnano alla soglia di un noi inedito, che esprime la grandezza metastorica di una gravidanza universale e molteplice.

La croce laica -Michela Garbati.

Eccovi il racconto di cosa può produrre un utero devoto anche in una giornata uggiosa.
Milena, Silvia, Graziana 
Mila

martedì 29 settembre 2015

Pedaso (FM), domenica 27 settembre 2015.VI°PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH".TERZO GIORNO.





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VI° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH.
 DALLA MISERIA ALLA GRANDEZZA: 
LA TENEREZZA DELLE TENEBRE".
                     TERZO GIORNO.



Come nei giorni precedenti, alle 7 di mattina, un gruppetto sparuto dei più iperattivi, spinti dal bisogno di contattare l’antenato mare, si è recato verso la spiaggia di Pedaso… ben attenti a rispettare le regole proposte dal coordinamento: rientrare entro le 9,30 e ripartire con il programma della giornata dopo la colazione.



La giornata inizia tutti insieme con un risveglio muscolare proposto da Donatella con una passeggiata nel giardino per terminare nella pinetina, dove dopo qualche esercizio di stretching Donatella ci ha invitato a contattare la “Grande Madre Terra” ed a nutrirci della sua energia, pancia nuda a terra attraverso un simbolico cordone ombelicale. 

Tornati dentro la casa abbiamo dapprima ascoltato la canzone “Senza paura” di Ornella Vanoni, scelta per il progetto, successivamente si è passato all’ascolto dello stato quiete di ognuna delle partecipanti.


Ma non si è trattato soltanto di stato quiete: pur avendo programmato di effettuare una sessione di “SPA  e massaggi” ci siamo lasciati trasportare del flusso della vita che ci ha portato verso altri lidi; così Barbara ha utilizzato il suo buon femminile per dissotterrare dinamiche velate ma di fatto esistenti tra due componenti del gruppo, che hanno poi dato luogo a molti altri interventi con successivi spunti di teoria sui meccanismi dei rapporti genitori-figli…chi si sentiva figlio…e chi genitore…

Altro spazio è stato dato a Mafalda, che partendo dallo stato quiete ha dato luogo ad un lungo e profondo racconto toccando un po’ tutti gli aspetti del vissuto dei suoi ultimi 30 anni…


Così ormai giunta l’ora di pranzo, accolte da un caldo sole, abbiamo deciso di pranzare all’aperto e di sdraiarci e continuare a raccontarci poi nel giardino in fase di relax.


Ripresi i lavori nel pomeriggio, completiamo lo stato quiete delle ultime persone, comprese le conduttrici e come da programma, terminiamo alle ore 18 per dare spazio ad un’inedita sessione notturna proprio per poterci sperimentare nella dolcezza delle tenebre: infatti è in programma per questa notte una veglia al chiaro di luna ed al tepore di un falò che accenderemo nel giardino.

PS: Durante la cena, la pioggia ha cambiato i nostri programmi e ha rimandato al kairòs (tempo favorevole) il nostro stare insieme nelle tenebre, optando quindi alla visione di un film.


Donatella, Paola, Mila

Pedaso (FM), sabato 26 settembre 2015.VI° PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH".SECONDO GIORNO.





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VI° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH.

 DALLA MISERIA ALLA GRANDEZZA: 
LA TENEREZZA DELLE TENEBRE".
SECONDO GIORNO.



Iniziamo presto… un gruppo di audaci mattiniere, gambe in spalla, decide di incontrare questa nuova    giornata al sorgere del sole, lo sguardo all’orizzonte e i piedi in marcia ed ecco il sole spuntare dal mare, “L’alba è già qua”. Ci accompagna il profumo della natura, che qui rigogliosa si affaccia sul mare. 


Tanta la varietà di fiori e foglie! Mafalda li raccoglie in un bouquet e prima di cena ce ne fa dono, emozionata e in punta di piedi. E’ un pensiero per tutte noi ma anche per lei che così può esprimere la sua grandezza in maniera creativa, grandezza di cui spesso perdiamo traccia impegnate come siamo a vomitare, come un fiume in piena, il negativo che nelle nostre storie abbiamo attraversato, subito, generato. 

Uno spirito creatore è anche questo, saper generare vita, novità, bellezza laddove la nostra storia e la rabbia, il dolore e la diffidenza che ne derivano ci vorrebbero conclusi e arenati nella morte, nel già conosciuto, nella brutta copia ridicolizzata di noi stesse. 
 
E’ ora di iniziare le attività, ma quando ci raccogliamo nel cerchio i tanti bisogni emergono diversi e in direzioni opposte. Come frecce impazzite ognuna tira verso la sua direzione ma il gruppo non è questo, per procedere nel fare gruppo e viaggiare, anche in questo Progetto, occorre smussarci e farci da freccia… treccia. 

L’angolo alfa, una pennellata di sano maschile ci viene in aiuto facendoci riconoscere i nostri spigoli e invitandoci a sciogliere le nostre rigidità anche fidandoci. Come un argine permette all’acqua dirompente di scorrere, acqua che altrimenti, lasciata senza un confine, strariperebbe facendo prevalere il suo potere distruttivo anziché la sua capacità di plasmare, scavare, bagnare, rendere fertile. 


Ogni punto di vista, ogni bisogno, ogni istanza, ogni stato quiete, seppur importante per noi, va inserito nello stato quiete del gruppo tutto che racchiude lo stato quiete di tutte noi. 

Questo caos ci spinge a procedere raccontando ognuna il proprio stato quiete. I racconti fanno eco nelle pance di noi compagne di viaggio, i racconti risuonano e si moltiplicano facendo emergere un ampio fondo comune.

 
Alcune di noi esplorano il pozzo delle proprie miserie, miserie e macerie lasciate dall’incontro senza scambio profondo con l’altro sesso. 
Figure maschili che hanno lasciato il segno in ognuna di loro. Padri e nonni da cui il nostro corpo di bambine si è sentito invaso o ancora bambine non accolte e non visitate ma aggredite fisicamente.
 Bambine che gridano un’infanzia in cui non hanno potuto essere figlie ma, come collante o cuscinetto per relazioni di coppia sfilacciate o inesistenti, sono state richiamate a ruoli di responsabilità, a madri e mogli di padri bambini o fratelli orfani.

Chi avrebbe dovuto proteggerci, visitarci, accompagnarci ci ha tradito facendoci perdere la fiducia… in noi stessi, negli altri, nella vita.
E’ ora di pranzo e anche se i nostri pancini sono sazi di emozioni la cucina ci aspetta profumata di menta e basilico. 


Grazie a Barbara il pomeriggio inizia con melodie e danze popolari balcaniche, i nostri piedi si muovono sul prato. L’analogico si ricarica e il movimento ci predispone a riprendere alleggerite.                                              
E’ ora di tessere insieme la teoria sul fenomeno vivo e le immersioni della mattina.
Seppure cariche, le difficoltà a passare dal fenomeno vivo alla teoria si fanno subito sentire; pur avendo due unità didattiche da applicare come griglie di lettura alle immersioni del mattino, Piramide e Graal, fatichiamo a ripartire. 

Riconoscere la nostra parte saggia, riscoprire il nostro albero della conoscenza, la nostra capacità di conoscere la realtà per trasformarla in qualche modo vuol dire tradire le nostre parti infantili e abbandonare la logica degli opposti in cui se sono figlia non posso essere anche e nello stesso tempo madre per altre parti, quella logica in cui dove c’è tenebra c’è solo tenebra e mi nego di vedere anche ciò che già posso vedere o che mi sta portando alla luce.
L’Home Life, illustrataci da Barbara, ci dà occasione per riconoscere le nostre case interiori…

Home Life
 
A fine serata la conclusione delle nostre conduttrici…
Per Giovanna bisogna ripartire dal rapporto con noi stessi che si costruisce ribaltando tutto quello che la religione ci ha trasmesso: gli obblighi – doveri, di ciò che è giusto o non giusto fare di come bisogna essere: umili, svalutate per essere considerate buone madri, mogli, figlie. 
E per costruire il rapporto con noi stesse bisogna imparare ad affidarsi alla vita. Bisogna partire dal rapporto con noi stessi per poi arrivare al globale massimo.  



Marinella aggiunge, riportando sulla Piramide e Graal, quello detto da Giovanna: come si fa a costruire il rapporto con noi stessi? Basta osservare gli “anticamente abili” che rispetto a noi utilizzano, anzi si esprimono solo con i codici più profondi. Più noi viviamo la vita con tutti i codici, di più ci avviciniamo all’ontologico e quindi alla metastoria ("meta" = al di là; storia da "id tor" = cioè che è visibile)
Il codice ontologico è la FIDUCIA. 


 Dobbiamo iniziare a fare le cose partendo da noi,
f i d a n d o c i che quello che facciamo, quello che sentiamo,  è la cosa più giusta per noi.
 
Mariella, Mafalda, Graziana.

PEDASO (FM), giovedì 24 e venerdì 25 settembre 2015.VI° PROGETTO "LA FINESTRA DI BABICH".ACCOGLIENZA E PRIMO GIORNO.




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VI° PROGETTO
"LA FINESTRA DI BABICH.

 DALLA MISERIA ALLA GRANDEZZA: 
LA TENEREZZA DELLE TENEBRE".
 
PROGETTO DI CONVIVENZA
                    AL FEMMINILE.



Pomeriggio d’accoglienza nella villa di Donatella a Pedaso che ospita la VI edizione del Progetto “La finestra di Babich” dal titolo “Dalla miseria alla grandezza: la tenerezza delle tenebre”.

La giornata uggiosa ci ha accompagnato, come elemento antenato metastorico, ad entrare ed a prendere parte a questo utero devoto, pronto ad accoglierci; permettendoci di transitare nelle nostre resistenze che ci limitano anche in un semplice stare. 
Nell’attesa delle ultime arrivate, si ascoltano alcuni pensieri che ci predispongono all’ascolto dello stato quiete di ognuna di noi, rivelandoci in parte anche nel motivo che ci ha spinto a partecipare e quali le parti di solitudine che vorremmo riuscire ad attraversare. 



Silvia ha voluto augurare un buon inizio a tutte presentando dei doni da condividere: una scatola di tisana e l’icona della natività regalatale da Barbara precedentemente durante l’esordio del progetto H.O.M.E. (Home Open Metastorici Eventi) svoltosi a casa sua durante il primo weekend di agosto. Questa icona raffigura una Madonna con in braccio un neonato, illuminato dal raggio di una stella che, anche in questo contesto devoto, vuole sostenere la rivelazione di parti autentiche di ognuna di noi.

 L’espressione immediata della difficoltà di Patrizia nell’offrirsi la possibilità di stare in un tempo da poter dedicare a se stessa, pone le basi di un ascolto più attento e profondo della miseria dalla quale proveniamo e dalla quale facciamo fatica ancora ad emanciparci, progredendo ognuna verso la propria grandezza. 
La serata ci ha visto condividere un lauto pasto per poi dedicarci alla visione di un film dal titolo “Il destino nel nome”.



La mattina seguente la proposta che viene fatta al gruppo come primo ingrediente è quella di collegarci alle nostre parti anticamente abili; a tale proposito Donatella si offre in veste di "sciamano" di accompagnarci a ricontattare alcune nostre parti, attraverso gli antenati della natura, invitandoci ad una passeggiata.  

Raggiungiamo così la pineta, dove lo scorcio che si offre al nostro sguardo è di una bellezza unica e infinita. 
Il mare si stende davanti a noi in una cornice dipinta dal verde degli alberi e della siepe; dei disegni morbidi sospesi nel cielo che le nuvole cariche di pioggia definiscono mettono in risalto la linea dell’orizzonte, che a poco a poco si è definita sempre di più...


La solidarietà di Giovanna ha permesso a Patrizia l’espressione del dolore di bambina sprofondata nella miseria, nel sentirsi abbandonata e quasi privata di un’identità, che trova rifugio e accoglienza nel buio rievocando la tenerezza in un accovacciamento fetale. 
Questa dinamica ha ricontattato in altre donne presenti un antico dolore che fatica ad aprirsi ad una diversa e nuova espressione che trovandoci insieme, ci ha spinto ad abbozzare una forma accompagnando Patrizia alla possibilità di raggiungere una grandezza, iniziando ad aprire gli occhi all’immagine che avevamo davanti disegnata dagli antenati della natura che apparentemente sembra immutabile. 


La dinamica si è conclusa con un nuovo nome a Patrizia: “Gabrizia” che mette insieme la morte e la vita, come motore rigenerativo per qualsiasi fase di cambiamento. 

Nel pomeriggio le tre coordinatrici Giovanna Barbara e Marinella ci hanno presentato il progetto partendo con il raccontarci la storia di Graziella Babich dal quale il progetto stesso prende il nome e che sottolinea la fragilità vista come miseria e non come la potenza di una grandezza che esprime la specificità dell’"Io sono".
Mila, tra emozioni e parole dosate come giusti ingredienti per ognuna di noi, ci ha donato i quaderni per appuntare le riflessioni, emozioni e stati d’animo di questi giorni. 

La giornata si conclude con la presentazione della canzone che ci accompagnerà in questo progetto dal titolo “Senza paura” di Ornella Vanoni in cui le tenebre vengono cantate come opportunità di adesione all’esistenza attingendo alla dimensione metastorica attraversando il buio, i silenzi, l’amore e la morte.


Silvia,
 Antonietta e Patrizia.

domenica 27 settembre 2015

Aspio (AN), sabato 12 settembre 2015. DUEGIORNI AL MAS.TR.O. CENTRO.

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DUEGIORNI AL MAS.TR.O. CENTRO.
RIPRESA DEI LAVORI.
 Prima giornata.



L'incontro ha inizio sabato mattina alle 9:30, ci siamo rivisti tutti, mentre una delegazione di associati ha partecipato al convegno che si è tenuto a Nardó (Lecce): "Dalle tradizioni dei popoli alle terapie del futuro", dove tra i relatori era presente Ekaterina

Dopo un'estate calda e vacanziera, presenti erano i referenti della cooperativa "Anemos": Silvio, Raffaele e Barbara e alcuni associati di Foggia e del "Marcagnuzzo".

Nella Sala dell'Aspio "Mauro Staffolani", i primi che abbiamo festeggiato con questo rientro sono stati Ripalta e Roberto che erano visibilmente emozionati e elettrizzati per le nozze che abbiamo festeggiato il giorno dopo.

È stato bello ascoltare i loro stati quiete in merito a questo loro passaggio inedito.

Questo primo ascolto di Roberto e Ripalta ci ha aiutato a transitare verso nuove prospettive più globali per cominciare questo anno associativo e di mastro.

Come sempre questi due ragazzi anticamente abili con una forte parte metastorica ("meta" = al di là; storia da "id tor" = cioè che è visibile) ci hanno mostrato che accogliendo le nostre parti "anticamente abili" si esprime un'autenticità che ci aiuta appunto nella vita e soprattutto nell'inedito che la vita ci offre, l'inedito di ricominciare l'anno associativo le sue iniziative tra cui il Mas.Tr.O.

Per iniziare l'incontro viene letto un messaggio di Mariano, inviato a Barbara che augura di sposarci con le nostre parti anticamente abili così da renderci più armonici, proprio come Miú, il gatto selvaggio di Barbara.

I più solidali sono stati Raffaele, Barbara e Silvio mostrandoci la loro difficoltà nel procedere, lasciando delle loro parti storiche che ormai non li nutre più e che non favorisce la crescita di altri. Tra le loro prospettive che ci hanno comunicato distintamente c'é il desiderio di dedicarsi di più all'Albero della Conoscenza e lasciare alle associazioni l'Albero della Vita accompagnato dall'albero della conoscenza.

Questa loro apertura di queste parti fragili, che li hanno spinti a chiedere aiuto, ha fatto da specchio a molti di noi nella difficoltà di abbandonarci a ciò che percepiamo buono per noi, non temendo di perdere ciò che è venuto prima, ma anzi valorizzandolo.

Abbiamo concluso la prima parte della giornata con queste premesse, accompagnati da un lauto pranzo.

Alla ripresa abbiamo dedicato del tempo ad ascoltare il vissuto dell'ultimo periodo dei tre adolescenti: Marco, Moise e Giancarlo presenti all'incontro, accogliendo le loro ipotesi future su come poter proseguire il percorso di crescita affiancato ai loro impegni scolastici, sociali e familiari.

È stato bello vedere la rete degli associati, cresciuta anche grazie a questo primo anno di Mas.Tr.O., che si è proposta attivamente a sostenere i ragazzi e le loro famiglie, proponendosi in varie soluzioni.

In conclusione della giornata Francesca e Gioele ci hanno invitato a prendere parte al rito di passaggio tra il vecchio e il nuovo, attraverso la formazione di un cordone ombelicale costituito da tutti noi, che simboleggiava il collegamento utile per l'esistenza delle nostre parti, per un procedere verso una crescita più armoniosa.

Eleonora e Silvia