mercoledì 6 febbraio 2013

Foggia, lunedì 4 febbraio 2013. COMUNICATO STAMPA DELLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono
  




COMUNICATO  STAMPA
DEL 4 FEBBRAIO 2013



BASSANO DEL GRAPPA,
CESENA, ANCONA:
TRE IMPORTANTI TAPPE
PER INCONTRI,
CONVEGNI E CORSI REALIZZATI
IN COLLABORAZIONE
TRA LA FONDAZIONE NUOVA SPECIE
E LE ASSOCIAZIONI ALLA SALUTE
VENETO, ROMAGNA E MARCHE.




Da due anni, è ben collaudata la rete di Associazioni alla Salute Regionali che fanno capo alla Fondazione Nuova Specie e che organizzano territorialmente iniziative formative ispirate al Progetto Nuova Specie. Particolarmente significativo il corso intensivo, che il dr. Loiacono terrà a Romano d’Ezzelino (VI) dall’8 al 13 febbraio, sul tema “Rapporti genitori figli dentro l’utero e a cielo aperto”. Sono più di 150 gli iscritti, alcuni dei quali provenienti da Svizzera, Spagna, Germania.

Nel secondo anniversario della sua costituzione, la Fondazione Nuova Specie è impegnata, attraverso il suo Presidente Dr. Loiacono, in un importante tour in tre significative regioni italiane dove da anni sono operanti Associazioni alla Salute che adottano il Metodo alla Salute e aderiscono al Progetto Nuova Specie.

Giovedì 7 febbraio, con inizio alle 20.30 presso il teatro parrocchiale di Romano d’Ezzelino (VI), ci sarà un incontro sul tema “Rapporti genitori figli: come prevenire il disagio diffuso, come aiutare la crescita”. Modererà il giornalista Nicola Argesi.

Da venerdì 8 a mercoledì 13 febbraio, si svolgerà in anteprima nazionale il corso intensivo sul tema “Rapporti genitori figli dentro l’utero e a cielo aperto. Il Dr. Loiacono, attraverso una sapiente rilettura della gravidanza uterina ed una originale rivisitazione del sapere mitopoietico di Edipo Re, di Pinocchio e del Natale, esaminerà il rapporto che si instaura fin dalla nascita tra genitori e figli.
Saranno presenti bambini, genitori, educatori, insegnanti di vario ordine e grado, specialisti vari.
 
Giovedì 14 febbraio ci sarà la supervisione dellAssociazione alla Salute Veneto che opera da oltre tre anni nel territorio bassanese con attività di formazione, gruppi alla salute che trattano il disagio diffuso e sono rivolti a persone e familiari provenienti da tutte le province del Veneto.
 
Venerdì 15 febbraio, a Cesena, ci sarà la supervisione dell’Associazione alla Salute Romagna sulle numerose ed efficaci attività formative e settimane intensive organizzate negli ultimi due anni, in collaborazione con la Fondazione Nuova Specie.
 
Sabato 16 febbraio, ad Ancona con inizio alle ore 17.00, in presenza di autorità comunali e di rappresentanti del quartiere “Riò dej Archi, ci sarà l’inaugurazione della sede dell’Associazione alla Salute Marche in via Cialdini 23 con un convegno sul tema “Disagio Diffuso e Arte Globale” durante il quale verranno presentate le pitture globali dell’artista anconetana Michela Garbati.
 
Domenica 17 febbraio alle 17.00, sempre ad Ancona presso la sala convegni dello storico Palazzo Bottoni, si celebrerà il secondo anniversario della costituzione della Fondazione Nuova Specie col convegno “La salute Globale nel terzo millennio”, che sarà moderato dal Presidente dell’Ass. alla Salute Marche, S. Boldrini. Relazioneranno M. Loiacono Presidente Fondazione Nuova Specie, R. Cimetti responsabile del Coordinamento Nazionale ALSA Regionali, S. Recchia del Coordinamento nazionale G.E.I.P.E.G. (Genitori Educatori Insegnanti Progetto Evolutivo Globale), E. Marcolini Presidente CSV Marche, S. Berti Responsabile Uff. Promoz. della Salute Area Vasta n.2 Ancona Asur Marche, A. Celestini Presidente Comm. Reg. sulle Pari Opportunità.


martedì 5 febbraio 2013

Modugno (BA), giovedì 24 gennaio 2013. LETTERA DI GRAZIANA PORCARO A NICHI VENDOLA.


Associazione Alla Salute - Bari


LETTERA ALL'ONOREVOLE
NICHI VENDOLA
DI GRAZIANA PORCARO 

Caro Nichi,
mi viene spontaneo darti del tu poiché spesso le formalità mettono una distanza che ci permette di essere evasivi, di distrarci dall’ascolto, di starci con superficialità ovvero di non farci provocare da quello che il nostro compagno di conversazione ci vuole, con emozione e verità, comunicare

Sono una ragazza di trentadue anni. Sono una figlia modello. Di quelle che magari anche tu vorresti avere. Sono una Fisioterapista e pertanto bene conosco l’ambito sanitario. Sono anche socia e fondatrice dell’Associazione alla Salute Bari, un cerchio di ragazzi e adulti giovani che ancora sognano di vivere ogni giorno con maggior pienezza e che si impegnano a promuovere, concretamente, mettendoci energie e tempo volontari, uno stile di vita in agio con se stessi. 

Nella mia carriera di figlia e di ragazza socialmente ben inserita sono sempre stata brillante e attiva. Sono nata. Sono cresciuta. Ho riempito di soddisfazioni i miei genitori. I professori. I docenti universitari. Ho fatto per tanti anni l’educatrice. In tutto questo mi sono spesa con entusiasmo e generosità. Il mio essere attiva e intraprendente è stato un conto in banca enorme per quanti mi hanno avuta nei loro contesti, che in passato erano anche i miei. Eppure io serena non mi sono mai sentita. La sera, in quel momento in cui dalla veglia trapassi al sonno, e in solitudine e coscienza ti fai un bilancio e ti chiedi se sei felice, io avvertivo in tutta chiarezza la mia insoddisfazione e il non sapore di giornate tutte uguali, trascorse fuori di me, a volte subìte, sopportate. 

Nel 2007, mentre preparavo l’esame di Psichiatria, che poi avrei sostenuto al Policlinico di Bari, mi imbattei in un libro che era più un “catalogo” di casi clinici di pazienti psichiatrici. Dalla prima pagina all’ultima trattenni il fiato e mi immersi tra le righe fino a leggerlo tutto nel giro di un’ora. Ero agghiacciata. Mi sembrava di aver fatto un viaggio in un mattatoio. Una persona è un infinito. Eppure lì, in quelle pagine, ognuno aveva la sua bella etichetta, la storia di ognuno riusciva ad essere narrata in un trafiletto di appena quattro-cinque righe. Poi il racconto, questa volta lungo e dettagliato, della visita, della diagnosi, della terapia farmacologica e della psicoterapia. Alla fine di ogni storia, di nuovo stringato, si rendeva noto che il paziente, ancora in terapia, “riesce ora a condurre una vita normale”.
Ma che significa “normale”? 
Mi capitò poi, il giorno in cui, sempre al Policlinico, sostenni l’esame di Psicopatologia dell’Età Evolutiva, di fermarmi in quel reparto per riposarmi un pò dopo l’esame. Era pieno di genitori e bambini; i visi plastici, disorientati, spauriti, segnati dalla stanchezza e dal dolore che avere un figlio affetto da un cosiddetto disturbo dell’età evolutiva sicuramente ti fa provare se guardi questo in un’ottica tradizionale e non hai strumenti per accompagnare ed affrontare, comprendere questo disagio. Ad un certo punto da una stanzina molto colorata vidi uscire un bambino, piccolo, avrà avuto cinque anni più o meno… uscendo disse “Mamma, ho finito la terapia”…la mamma lo imbacuccò e insieme uscirono dal reparto. Fu una scena triste. Soffrìì molto nel vederla. Io che ero una perfetta estranea sentìì tutta la sofferenza di quelle famiglie, ma soprattutto di quel bambino. Camminava curvo, con la testa bassa, il suo corpo aveva poco tono e gli arti gli penzolavano flaccidi e inespressivi. Non aveva disturbi fisici. Credo fosse il suo modo di esprimere la rassegnazione a non poter essere spensierato come tutti gli altri bambini della sua età. Pensai che non poteva essere quello il “destino” di quei bambini e che ci doveva essere qualcos’altro…  
Casualmente in quel periodo, un mio amico storico, iniziò a frequentare il Centro di Medicina Sociale e una sera, durante una di quelle tipiche conversazioni notturne dei giovani su massimi sistemi e domande esistenziali, ci trovammo a parlare proprio di quel libro e di quel bambino… lui allora mi raccontò dell’esperienza che aveva iniziato a Foggia e io, che già ero così incuriosita e pensosa dopo quella lettura, decisi di andare a curiosare di persona. Da maggio del 2007 la mia curiosità ancora non si è esaurita e ho voglia di approfondire oltre questa esperienza. 

Oggi sono una donna vicina all’adultità… tante delle certezze e dei riferimenti e riempitivi delle mie giornate sono saltati ma oggi, quando vado a letto, spero di avere ancora tempo, il giorno dopo, per addentrarmi ancora nella vita e per continuare a scoprirmi ed esprimermi sempre di più. Oggi sento che esisto. 
In quei momenti di insoddisfazione, in cui venivo a cospetto di me stessa, io ho sempre immaginato che sarei morta a trentun anni. Forse perché la mia vita la vivevo e la incarnavo così poco che la paura di non poter vivere ancora abbastanza, a sufficienza, la proiettavo in una morte imminente e prematura, che non mi avrebbe lasciato altro tempo per fare ciò che desideravo.  

Io a trentun anni non sono morta. Ma poco più di un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. 

Ovviamente la prima cosa che ho pensato è che quella sarebbe stata la causa della mia morte.  
Caro Nichi, sai che vuol dire quando dentro hai ancora la sensazione di poter smuovere le montagne e di poter bruciare, graffiare il mondo, quando senti che il tuo passaggio da baco a farfalla si sta attardando ma lo desideri fortemente, e un medico, in una giornata qualsiasi della tua vita, mentre ti fa una casuale ecografia rallenta, sospira, si sofferma sul tuo collo, approfonda la sonda per vedere meglio, diventa muto, e tu capisci già tutto? Lo sai che significa? Ti è mai capitato di pensare di morire? Ti è mai capitato di sentirti impotente? Ti confesso, giacché dietro le tue vesti intellettuali e politiche potrebbe nascondersi un uomo semplice e sensibile, che in quel momento mi sono molto arrabbiata con la Vita. 
Io la vita la amo, io la vita la desidero. Ovviamente da quel momento in poi per me è iniziato un lungo periodo “ospedaliero”.
Il 22 febbraio mi sono operata e su quel tavolo operatorio al cancro e al mio non vivere, ahimè, ho ceduto un organo, una parte di me e una parte della mia storia. Non ti nascondo che, nonostante la ricerca e le innovative possibilità di cura, quando sai di avere un cancro una grande parte di te muore nella consapevolezza che potresti anche non farcela e morire da un giorno all’altro. La parte di te che continua a vivere trema e sussulta ad ogni minima cosa. Tutto quello che sei e che hai inizi a percepirlo in una maniera diversa, più forte. Ti senti al mondo senza pelle e sempre con gli occhi e le orecchie spalancati. Tutto è amplificato, ogni cosa ti sembra chissà cosa. Potrei dire che ogni attimo lo vivi con la scoperta e la meraviglia del primo e con la nostalgia e il dolore dell’ultimo. 
Il sentire comune vede la malattia come un evento infausto e deplorevole e i malati fanno pietà, muovono a compassione. Tanti con te diventano improvvisamente presenti, gentili, disponibili. Tanti continuano a fregarsene di te, presi come sono dalla corsa e dall’egoismo delle loro vite. Tanti, ancora, davanti alla malattia si spaventano e non hanno strumenti per starti vicino. Anche questi li senti lontani. E sai, Nichi, tu come ti senti? Solo, profondamente solo. 
Perché la sensazione è che nessuno riesca ad entrare nel tuo vissuto di dolore e di pericolo di vita che stai attraversando. Forse perché per farlo bisognerebbe prima attraversare sufficientemente la morte che ognuno si porta dentro invece di costruirsi delle vite piene e veloci in cui per essa non c’è posto. 

Io, invece, caro Nichi, mi ritengo molto fortunata. La mia esperienza e immersione nel Progetto Nuova Specie e nel Metodo alla Salute, mi ha portata a contemplare anche questa parte dell’esistenza. La morte non è altro dalla vita. La morte è lo strumento più vitale e potente che la vita stessa ha per rigenerarsi. Il mio percorso e la mia formazione a Foggia mi hanno portata a sperimentare e acquisire un punto di vista sul nostro essere al mondo che accoglie e da valore e senso alla malattia, al sintomo.  
Il corpo parla, è una cartina tornasole, un indice di quanto siamo rispettosi della nostra vita e della nostra specificità. Perché queste “faccende”, caro Nichi, non si possono ignorare oltre tempo e oltre misura. La vita è un giudice severissimo e prima o poi ci presenta il conto. Così, quando a confermare la mia ipocondria, mi è arrivata la sorpresa del cancro, di un male stavolta “reale” e non solo una proiezione delle mie paure, sono sprofondata in un abisso. In questo abisso ci stai da solo. In questo abisso i medici possono fare ben poco. In questo abisso nessuno è riuscito ad entrarci

Lì però ho sentito chiaramente che non poteva finire così, che non potevo solo arrendermi o colpevolizzarmi di non aver vissuto fino al punto di svendere il destino delle mie cellule. Lì ho sentito che l’unico Oltre che poteva sostenermi era il punto di vista del Metodo alla Salute. Perché se il cancro era arrivato qualcosa voleva dirmi. Qualcosa la vita voleva farmi comprendere non più solo razionalmente. Ti sembrerà strano ma proprio da questa “perdita” io sento di aver ricevuto la spinta più forte alla vita. 
Ancora oggi le contrazioni del parto di me stessa arrivano forti e dolorose. Ma questa è la natura. Così sei nato anche tu. Ma la visione sulla vita che ho acquisito in questi sei anni di percorso a Foggia, accompagnata e formata dal Dott. Loiacono e dalla rete di persone cresciute in quest’epistemologia che concretamente si occupa di salute e prevenzione, mi ha insegnato che alla vita, quella tua, quella vera, piena, ci arrivi attraverso gli angusti canali da parto, dove senti la ruvidità, lo stretto e l’attrito sulla pelle, e non attraverso le contemplazioni intellettuali e astratte in cui ti illudi di imparare a stare al mondo. Non so se ne uscirò vincitrice, io, da questa malattia. Non so se quello che ho fatto e ancora continuo a fare, lavorando faticosamente su di me, ha estinto i miei debiti con la vita. So però per certo, e mi commuovo nel raccontartelo, che pochi giorni fa mi sono come d’un tratto risvegliata rendendomi conto che era da un paio di mesi che io al cancro non ci pensavo. A partire da novembre ha avuto inizio una mia nuova fase di approfondimento e immersione nel Metodo alla Salute. A novembre, per due settimane, ho partecipato ad un corso teorico-prassico di altissimo livello per la profondità e l’avanguardia delle intuizioni sulla vita, tenuto dal Dott. Loiacono. Questo mi sta permettendo di ricollegarmi in maniera ancor più forte e profonda al significato originario di questo “laboratorio terrestre” e al senso del viaggio che ognuno di noi ha l’onore di vivere nella sua presenza al mondo. Quando arrivi qui tutto trova una sua collocazione e un suo perché. Quando arrivi così nelle viscere dell’esistenza e dell’animo umano comprendi che un gruppetto di cellule malate che crescono in maniera incontrollata non sono tutta te, non sono il tutto, e che oltre questo, che ha molta facilità a monopolizzarti, c’è ancora molto altro. Tu, la tua vita, la Vita. Sono molto grata a quest’esperienza perché è stata l’unica Compagna in grado di scendere agli inferi con me e restarmi vicina dove tutti gli altri si sono spaventati e fermati. Incluso chi mi ha messa al mondo e chi sosteneva di amarmi. Sento che qui, così in basso, questa esperienza l’ho rincontrata e me ne sono ri-innamorata  e lei si è rivelata a me ancora e di più.  

In questi sei anni ho assistito a molte rinascite. Ho visto molti “rifiuti sociali” tornare a se stessi e riprendere a vivere. Ho visto diverse etichette e un mare di diagnosi, psichiatriche e non, sgretolarsi dietro una lente più acuta. Ho visto tanti giovani e bambini, portatori di vissuti “cancerogeni”, tornare in salute. Ho visto che, citando una famosa canzone di un uomo acuto come Gaber, “si può”

Ora io mi chiedo che differenza ci sia tra i criminali e chi, pur sapendo di poter spendersi per “ridare la vita”, ancora la nega. Ora io mi chiedo se uno di quei bambini di cui ti ho raccontato poche righe fa fosse stato un tuo figlio o un tuo nipotino… mi chiedo se tu ti saresti accontentato di farlo sopravvivere nella sua “diversità” ospedalizzata o se…. magari ti avremmo visto accompagnarlo mano nella mano al Centro di Medicina Sociale di Foggia. Io credo che non avresti avuto dubbi.  
Al diavolo il giudizio o il rischio a cui, “sposare” una metodologia così scomoda, ti avrebbe potuto esporre nel tuo ambiente.  
Credo che ora tu debba passare a un segnale concreto e forte. Il non farlo io lo leggo come un peccato contro la vita stessa e un violare il diritto alla salute di cui dovresti farti attento e scrupoloso garante. È necessario non procedere più per urgenze ed emergenze; renderti manifesto non solo quando ti rendi conto che gli elettori che deluderesti sarebbero troppi e i voti che perderesti anche. È necessario ora un tuo “manifesto” chiaro, concreto e leggibile in cui “promuovi la vita e la salute”. Questo varrebbe molto più di ogni campagna elettorale. Il Metodo alla Salute ha il diritto di essere agevolato nella sua visibilità e sostenuto nella sua diffusione. Ha il diritto di essere promosso e validato scientificamente… ammesso che uno sterile comitato scientifico possa dire di più di quanto dicono migliaia di vite risorte! Ma, ahimè, sai bene che per come funzionano le cose in ambito sanitario, questo è un passaggio importante per il quale potresti adoperarti dato che, come più volte hai ribadito, tu credi e “vedi” il valore di questo Metodo. Moltissime persone, troppe, sono ancora in attesa di potervi approdare per questioni che tu conosci bene e che non ripeto poiché già ben espresse dal Co.Na.P.I.T. e da altri prima di me. L’enorme affluenza di pazienti regionali ed extra-regionali allo stesso tempo richiede un ampio personale formato al Metodo alla Salute e si pone come testimonianza reale della validità di questa innovativa metodologia di trattamento. Io credo tu abbia il dovere istituzionale e morale di sostenerla. È ora di non dare più contentini al Metodo alla Salute. Ma ciò che merita. Che è molto. Perché sai, Nichi, quando avrai vinto, quando sarai salito più in alto, ma ti troverai in un obitorio di vite e di coscienze… con chi praticherai i tuoi altissimi ideali?
Fatti e non parole.


Graziana Porcaro

lunedì 4 febbraio 2013

Bari, domenica 23 dicembre 2012. LETTERA DI GIOVANNI EVANGELISTA ALL'ON. NICHI VENDOLA.

Associazione Alla Salute - Bari



 CMS DI FOGGIA
LETTERA DI GIOVANNI EVANGELISTA 
FISIOTERAPISTA BARESE
ALL'ON. NICHI VENDOLA. 


Egregio Presidente Vendola
Mi chiamo  Giovanni Evangelista dottore in fisioterapia e da 3 anni padre di un piccolo maschietto di nome Nicola.  Appartengo a questa meravigliosa terra di puglia e da circa un anno e mezzo conosco il Metodo alla Salute ideato dal Dr. Loiacono e frequento quando mi è possibile il Centro di Medicina Sociale presso l'ospedale di Foggia . Ho l'abitudine di raccontare delle fiabe da me inventate al mio bambino ogni sera per farlo addormentare , e così le voglio raccontare una di queste storielle:

<< C'era una volta tanto tempo fa un regno in cui la gente non viveva più serenamente e felicemente .  
C'erano persone tristi , scontente e si faceva una vita ormai senza senso : tutti correvano di qua e di la , non ascoltavano i propri figli, non si aveva più il tempo di giocare con i bambini , tutti correvano dietro ai soldi .
Per questo per le straade , nelle famiglie e in tutti gli angoli remoti del regno c'erano sempre più "matti" che venivano curati con le medicine ma senza alcun effetto . Anzi , più venivano curate con le medicine e più si ammalavano .
Ma in posto del regno viveva un  dottore  che curava i "matti" non con le medicine ma con un "metodo alla salute" basato sull'umanità e l'accoglienza .
La notizia si diffuse  veloce in tutti i posti del paese , anche i più remoti , e da tutte le parti giunsero persone ammalate a curarsi con il metodo del saggio dottore .
Ma a un certo punto il RE del regno di "OTTUSOLANDIA" (così si chiamava il paese) consigliato male dai suoi consiglieri decise di chiudere l'ospedale in cui l'anziano medico lavorava . La gente sconfortata non sapeva cosa fare : qualcuno pensava soltantoqualcun'altro scriveva lettere che pregavano il re, qualcun'altro ancora  protestó e manifestó contro il re ma venne subito zittito.
Ma le tantissime  lettere scritte  e i fugaci incontri della gente avevano incuriosito il Re che per sua natura era un bravo uomo prima di essere regnante . E così un giorno  avvenne qualcosa di inaspettato. Il Re , commosso nel profondo del suo cuore  , all'insaputa dei suoi consiglieri si recó dal "dottore simpatico matto" ( così lo chiamava) per vedere di persona cosa si faceva in quello strano ospedale . E lì non potè fare a meno di constatare come il metodo ideato dall'anziano dottore fosse veramente valido per lenire le sofferenze della gente del suo piccolo regno.

E fu così che capì del grave errore che stava compiendo. 

Capì anche che il metodo del dottore potesse essere utile a tutti, non solo ai "matti" ma a tutte le persone del suo paese: uomini donne bambini anziani stranieri. 
Il Re si era anche ricordato nel  profondo della sua coscienza uno dei motivi per i quali era stato eletto Re dai suoi sudditi: aveva giurato di pensare sempre al bene della gente del suo regno anche dei più deboli. 
E allora tornó al palazzo , animato da nuovo coraggio e ardore; cacció i cattivi consiglieri  a cui aveva dato retta per troppo tempo, e  non fece mai più vendere le medicine per i "matti" ai mercanti del suo regno. Il metodo del "simpatico dottore matto" fu diffuso nelle scuole, negli ospedali, nelle famiglie. Fu un grande successo! La gente piano piano tornava a sorridere, a commuoversi, a prendersi cura l'uno per l'altro . 

In tutto il regno di Ottusilandia era tornata la serenità .
Fortunatamente il Re si era ricordato nel profondo del suo cuore il motivo vero per cui era stato eletto dal suo popolo: aveva giurato di pensare sempre al bene della gente del suo regno e non solo a  pochi ... a tutti !  >>

Egr. Presidente Vendola spero che questa storiella su Ottusolandia-Puglia sia di suo gradimento.
Io come mio figlio mi auguro che non resti semplicemente una fiaba.  Dopo tutto siamo a Natale . Auguri Presidente ...

Giovanni Evangelista



Nova Siri (MT), mercoledì 2 gennaio 2013. LETTERA DI DANIELA TORCHIO ALL'ON. NICHI VENDOLA.



 CMS DI FOGGIA.
LETTERA DI    DANIELA TORCHIO
 ALL'ON. NICHI VENDOLA. 

Ill.mo Presidente della Regione Puglia, 
Nichi Vendola

Sono una ragazza di 34 anni, mi chiamo Daniela vengo dalla Basilicata e sono moglie di Carmine e mamma di una bimba di quasi 6 anni di nome Ludovica.

Ho iniziato a soffrire di ansia, depressione e attacchi di panico all’età di 23 anni mentre frequentavo la facoltà di economia presso l’Università di Bari, che ho lasciato a pochi esami dalla Laurea.

Da allora non ho più  padronanza della mia vita perché avendo paura di tutto e tutti aspetto solo che le cose mi capitino.

Un giorno dopo il funerale di una ragazza suicida di 40 anni
mi sono chiesta cosa sto facendo?  
Cosa sto insegnando e trasmettendo a mia figlia?  
E cosa è scattato nella testa di quella ragazza che amava tanto i suoi figli, e soprattutto quanta disperazione c’è nel suo gesto e quanta nella mia vita? 

Dio un giorno ha messo sulla mia strada due ragazzi di Paterno Giusi e Tonino che hanno accesso una luce nella mia vita parlandomi del Centro di Medicina Sociale di Foggia e mi hanno fatto capire che dovevo darmi un’opportunità.

Ho conosciuto cosi il Centro ed il Dottor Loiacono che con due battute nel corridoio senza neppure conoscermi mi ha fatto capire che vedeva oltre il mio sorriso e vedeva il mio dolore.

Proprio adesso che ho deciso di mettermi in gioco perché avete intenzione di far morire questa esperienza?

Non toglieteci questa speranza e questa opportunità che serve per essere persone migliori e cittadini attivi.

Serve per imparare un Metodo alla Vita e per acquisire gli strumenti necessari per affrontare le sorprese positive e negative che la vita ci offre.

Confido in un Suo interessamento 


Daniela Torchio


sabato 2 febbraio 2013

Romano d'Ezzelino (VI), lunedì 28 gennaio 2013. COMUNICATO STAMPA DELL'ALSA VENETO E DELLA FONDAZIONE NUOVA SPECIE. Rapporto Genitori-Figli: dentro l'Utero... a cielo aperto.




FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Presidente: Dr. Mariano Loiacono





COMUNICATO STAMPA
DEL 28 GENNAIO 2013



DAL 9 AL 13 FEBBRAIO
A ROMANO D’EZZELINO (VI),
150 PERSONE PROVENIENTI
DA TUTTA ITALIA,
SVIZZERA, GERMANIA E SPAGNA
PARTECIPERANNO
AL CORSO  TEORICO-PRASSICO
“RAPPORTO GENITORI – FIGLI:
DENTRO L'UTEROA CIELO APERTO”.



... condotto dal Dr. Mariano Loiacono, psichiatra- psicoterapeuta, Direttore del Centro di Medicina Sociale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia, Presidente della Fondazione Nuova Specie Onlus, Epistemologo globale, ideatore del Metodo alla Salute.

L’Associazione “Alla Salute Veneto” opera da oltre tre anni nel territorio bassanese con incontri settimanali ed attività di formazione, ascolto, gruppi di auto-mutuo-aiuto che coinvolgono persone e gruppi familiari provenienti da tutte le province del Veneto.

Il corso, organizzato in collaborazione con la Fondazione Nuova Specie, si svolgerà presso l’albergo “Dalla Mena” a Romano d’Ezzelino ed è rivolto a tutti coloro che sono alla ricerca di modalità globali di accompagnamento verso le persone in età evolutiva e che vogliano conoscere nuove modalità di relazione ed interazione tra genitori/figli, educatori/ alunni per trovare o riconoscere nuove vie di relazione profonda in una crescita più armonica.

Vi parteciperanno, come già anticipato, 150 persone attratte da questa proposta di livello internazionale frutto del lungo lavoro, della passione, dell’esperienza, dalle modalità innovative che hanno attratto illustri studiosi di molte parti del mondo, introdotte dal Dr. Loiacono nel campo del disagio; un disagio sempre più diffuso che coinvolge strati sempre maggiori e diversificati della popolazione e che si evidenzia anche nelle difficoltà di relazione ed educative in età evolutiva.

Si segnala inoltre che giovedì 7 febbraio alle 20.30 presso il Teatro Parrocchiale di Romano d’Ezzelino il Dr. Loiacono terrà una conferenza rivolta a tutta la popolazione sul tema: Rapporto genitori/figli – come prevenire il disagio diffuso – come aiutare la crescita”.

Per informazioni
telefonare al:
349-4152709
o scrivere a: 
assaluteveneto@yahoo.it