martedì 22 maggio 2012

Urbania (PU), sabato 7 e domenica 8 aprile 2012. BATTESIMO DELLA PICCOLA ESTER. Articolo di Maurizio Manenti.

MEMORIA STORICA,
VIVA ED
EMOTIVA






INVITO AL BATTESIMO
DI UNA PICCOLA
STELLA:
ESTER


Questo è il racconto di un invito al battesimo di una piccola stella: Ester.

Il venerdì pomeriggio prima di Pasqua mi reco come al solito alla scuola di lingua e cultura italiana per studenti stranieri con cui collaboro, ma trovo il portone chiuso. Quindi decido di fare due passi. Inaspettatamente incontro Cristian lungo la strada, il quale mi vede, decide di accostare la macchina sul margine della strada, scende e mi viene incontro. Mi comunica che il giorno dopo, la sera della vigilia di Pasqua si sarebbe celebrato il battesimo di sua figlia Ester e che il giorno di Pasqua ci sarebbe stato il rinfresco a casa sua. Desidera invitarmi sia al rinfresco che alla funzione religiosa del battesimo. Io colto di sorpresa perché non sapevo nulla in relazione al battesimo sulle prime ringrazio e dico che non so se ci sarei andato. Non che non mi piacesse, ero grato di quell’invito, ma mostro le mie perplessità riguardo al rinfresco perché essendo a piedi non avevo mezzi per giungere alla casa di campagna di Cristian dove si sarebbe svolto il rinfresco, ma lui mi rassicura dicendo: “Ti faccio venire a prendere” e riguardo alla funzione religiosa che si sarebbe svolta al duomo alle ore nove di sera mi dice che lì ci sarei potuto andare benissimo a piedi. Un’altra mia perplessità per la quale ero restio ad andare al battesimo e al rinfresco era che avessi la barba lunga. Io normalmente porto la barba perché mi rimane più comodo e poi non mi dispiace tenerla, ma se devo andare da qualche parte preferisco andarci più curato. Cristian, riguardo a ciò, mi rassicura nuovamente dicendo che avrei dovuto farmela la barba e che non era un valido motivo per non partecipare alla festa del battesimo. Questo lo so anch’io, ma il punto è che io la barba da solo non l’ho mai fatta: preferisco tenerla e poi ogni tanto andare dal barbiere. Comunque Cristian cerca di superare tutte le mie perplessità e vedo che desidera veramente che anch’io partecipi alla festa di sua figlia, il suo non era certo un invito di circostanza. Aggiunge anche di non sentirmi obbligato a portare alcunché, in quanto loro non avevano bisogno di niente e mi dice: “Molti non vengono perché si sentono obbligati a portare qualcosa”. Io ringrazio di nuovo e lo saluto dicendogli che ci avrei pensato. Lui andandosene mi risponde: “Chi ringrazia esce d’obbligo”. Così riprendo a camminare e mi dirigo verso il centro di Urbania pensando a quell’invito nato così per caso da quell’incontro fortuito. Passo nella piazza di San Cristoforo e vedo che nel negozio del mio barbiere, sotto le logge, non c’è nessun cliente e quindi penso quasi quasi di farmi la barba in attesa poi di decidere se accettare l’invito. E così faccio, almeno a quel punto qualora fossi andato al battesimo ci sarei andato più curato. L’indomani decido di partecipare alla funzione religiosa e alla sera, poco prima delle nove, mi presento davanti al duomo e vedo arrivare Cristian, Valentina e la loro bambina. Questi mi chiama per nome sorpreso e compiaciuto allo stesso tempo nel vedermi lì. E così assisto all’intera funzione religiosa con i riti della messa della veglia pasquale e in conclusione al battesimo della piccola Ester. Tralascio di descrivere, per non annoiarvi, i riti, rituali e formule liturgiche proprie della veglia pasquale per focalizzare l’attenzione sul momento del battesimo. Parlo solo del cero pasquale che è un cero che viene acceso all’inizio della solenne veglia in un luogo buio dove viene radunato il popolo dei credenti, illuminato solo dal fuoco di un braciere che arde fuori della chiesa da cui si accende questo cero, simbolo della luce di Cristo. Il fuoco rappresenta il trionfo della luce sulle tenebre, della vita sulla morte. Da questo cero pasquale a sua volta vengono poi accese le candele tenute in mano dai fedeli presenti, e tutti si avviano in processione dentro la chiesa oscura illuminata solo dalla luce di queste candele, in seguito si accendono le luci della chiesa e terminato l’annuncio pasquale tutti spengono le candele, ed inizia la liturgia; posso altresì riferire che il parroco ha detto che una volta la veglia pasquale durava tutta la notte. Quando si stava approssimando il momento del battesimo sento il parroco parlare degli occhi dei bambini e in particolare degli occhi di Ester, dicendo che in tutti gli occhi dei bambini c’è una luce.
 
È uso celebrare anche dei battesimi la notte di Pasqua, forse è per questo che hanno deciso di battezzare Ester proprio quella notte perché è piena di significato simbolico.
 
Durante la notte di Pasqua è possibile rappresentare in maniera più convincente che i battezzati già sono illuminati e che i candidati al battesimo devono ancora diventare illuminati.
 
Chiedere il battesimo significa avere scoperto quella “luce” che dà pienezza di senso alla nostra vita... Gesù più di una volta si è paragonato alla luce...
 
Anche se non sono in prima fila ma piuttosto arretrato verso la metà della navata vedo ugualmente la scena del battesimo di Ester; poco prima vedo il diacono prendere il cero pasquale acceso e immergere parzialmente la sua parte inferiore nell’acqua del fonte battesimale, il sacerdote benedice l’acqua, poi vedo salire avvicinandosi al fonte battesimale il padrino della bambina, suo zio Paride, che teneva tra le sue braccia la piccola Ester. Quindi, come previsto dal rito, il padre della battezzanda accende una candela al grande cero pasquale e la tiene in mano per tutta la durata della cerimonia. Successivamente il parroco compie il sacramento del battesimo versando un po’ d’acqua presa dal fonte battesimale sul capo della bambina e così la battezza.
 
È quello che viene chiamato battesimo per infusione dell’acqua sul capo, in alternativa a quello che si effettua anche per immersione.
 
Nella veglia pasquale, la notte battesimale per eccellenza, l'acqua, come linguaggio simbolico, raggiunge l'apice di solennità e di significato. Essa assume significato come acqua che purifica.
 
Terminata la messa e il tutto vado verso i protagonisti del battesimo per salutarli e tornarmene così a casa allorquando Paride mi rivolge l’invito a pranzare insieme, il giorno di Pasqua, a casa sua. Un nuovo invito, un invito nell’invito, si può dire, e mi dice che l’indomani mattina sarebbe venuto a prendermi.
 
Premetto che io e Paride ci conosciamo fin dalla infanzia, eravamo amici di infanzia, compagni di giochi avendo la stessa età, ci separa solo una manciata di giorni, e abitavamo in due case situate sui lati opposti della stessa via. Poi io ai tempi delle scuole elementari, più precisamente quando frequentavo la classe quarta elementare, mi sono trasferito al di là del fiume e ci siamo così persi di vista. Ognuno ha fatto la sua strada e il suo percorso nella vita, finché ci siamo ritrovati per mezzo di quella che poi ho saputo essere sua moglie. Era successo che avevo partecipato al convegno che il Dr. Loiacono aveva tenuto ad Urbania, nella sala Volponi, nel mese di novembre 2010, e al termine del quale ho conosciuto una ragazza di nome Ombretta. Gentilmente mi ha lasciato il suo numero di telefono. Qualche tempo dopo l’ho contattata telefonicamente per avere informazioni e maggiori ragguagli sul dottore e sul suo Metodo alla Salute al fine di incontrarci e lei così mi ha risposto: Mio marito ti conosce”, “E chi è tuo marito?”, le ho chiesto io, Paride, Paride Orazi, mi risponde. Allora faccio mente locale e penso su come è strana la vita! Da allora io e Paride abbiamo ricominciato dopo tanti anni a frequentarci di nuovo, ritrovando così quell’amico della mia infanzia. Si può proprio dire “L’amico ritrovato” come recita il titolo di un libro dello scrittore tedesco Fred Uhlman. Ovviamente, il tema ricorrente nel romanzo è quello dell’amicizia.
 
Tornando al racconto, la mattina di Pasqua, Paride mi viene a prendere e arriviamo, dopo aver fatto un piccolo giro nei dintorni sotto la pioggia, a casa sua. Le famiglie di Paride e di suo fratello Cristian abitano in una accogliente casa di campagna; metà è dell’uno, metà è dell’altro. È una vecchia casa colonica in pietra ristrutturata da loro stessi che si trova in una delle splendide colline che fanno da cornice alla città di Urbania, da cui si può ammirare un suggestivo scorcio della stretta valle sottostante, con il Santuario di Battaglia. Urbania è adagiata in una valle compresa tra una serie di rilievi collinari e di bassa montagna, che conferiscono al paesaggio una certa varietà di forme e colori. Le sue colline sono un vero e proprio concentrato di bellezza, frutto del secolare lavoro dell’uomo, coltivate o ricoperte di boschi e vasti prati, sono spesso accompagnate da querce con ampie chiome che si stagliano sull’azzurro del cielo e punteggiate di vecchie case coloniche isolate, un tempo dimore dei mezzadri. Ed è in una di queste case, collocate in un simile contesto, dove risiedono i due fratelli.

Quel giorno, come già la sera prima, ho avuto modo di incontrare piacevolmente alcune persone che ho conosciuto frequentando il “Metodo alla Salute”.
 
Dopo aver mangiato per pranzo un piatto di pasta con dei deliziosi ravioli con il ripieno di spinaci fatti in casa dalla madre di Ombretta e una gustosa frittata di uova con gli asparagi colti poco prima nel bosco e aver piacevolmente conversato, mi sono recato di là nella casa di Cristian, dopo che questi nel primo pomeriggio mi fosse venuto a cercare per il rinfresco aspettandomi sotto il portico, all’entrata di casa sua. Mentre fuori faceva freddo e pioveva dentro la casa era riscaldata dal tepore della legna che bruciava nel camino. Subito all’entrata mi hanno accolto la madre e il padre di Cristian e Paride e già c’erano in casa numerose persone ma molte di più ne sarebbero giunte più tardi nelle ore seguenti. Come al solito io mi sono messo subito in una posizione appartata, un po’ in disparte, per la mia natura riservata, ma invece sono stato coinvolto più attivamente nel rinfresco da parte dei protagonisti, padroni di casa. Il padre di Cristian, Franco, poi mi invitava sempre a mangiare portandomi al tavolo delle vivande illustrandomi le prelibatezze che vi si trovavano sopra, contenute nei vassoi. Sulla tavola imbandita a festa c’era di tutto: primi piatti di pasta come le lasagne cotte nel forno, molte varietà di dolci come crostate con la marmellata di frutta, torte, dolciumi con il cioccolato, dolci secchi e ancora piatti preparati con la frutta riccamente decorata. Siccome avevo solo l’imbarazzo della scelta, tale era la varietà delle vivande esposte, ho optato soprattutto per i dolci secchi e per la torta al cioccolato. Penso di aver fatto un ottima scelta perché erano davvero gustosi. Più volte il signor Franco mi ha portato al tavolo del rinfresco e quando non ci andavo si prodigava lui stesso a prendere i dolci di persona portandomi il piatto colmo di dolci. Chi lo sa, un po’ forse per dovere di ospitalità o un po’ forse perché mi vedeva magro era sempre lì a spingermi a mangiare e a offrirmi da bere. Anche il tavolo imbandito con le bibite non era da meno di quello con le vivande. Io ho bevuto alcuni bicchieri di succhi di frutta.
 
Più tardi è arrivato il momento del discorso rivolto agli ospiti, di Cristian e Valentina padre e madre della festeggiata con la piccola Ester tra le loro braccia, in cui hanno raccontato di sé. Dalla loro posizione al centro della sala hanno poi aperto i regali dei presenti rivolti alla bambina sotto gli occhi divertiti e curiosi di Ester. C’è stato inoltre un simpatico intervento dei due padri di Cristian e Valentina, invitati a parlare che curiosamente portano un nome simile, Franco il padre di Cristian e Franz il padre di Valentina. Mentre quello del signor Franco è stato un breve intervento forse intimorito dalla platea di ascoltatori, quello del signor Franz è stato più lungo e articolato. Quest’ultimo essendo tedesco parlava nella sua lingua madre e sua figlia Valentina faceva la traduzione. Valentina ha una sorella gemella che si chiama Vittoria, sono figlie di padre tedesco e madre italiana. Il signor Franz nel suo discorso citava le due figlie, dicendo che sono figlie dell’Europa e che aveva messo questi nomi alle figlie perché erano i nomi delle due nonne paterna e materna e anche perché pronunciando insieme i loro nomi Vittoria Valentina e Valentina Vittoria il suono da armonia, il loro suono produce una sorta di melodia. Un altro passaggio curioso del signor Franz, che mi è rimasto impresso, è quando ha raccontato che da piccole portava o come ha detto lui deponeva, ha usato proprio questo termine, le sue due figlie dalla Germania dove abitavano, dai nonni materni in Italia, i quali non parlavano tedesco, l’unica parola che sapevano in quella lingua era "Guten Morgen" cioè "buongiorno". Per forza di cose Vittoria e Valentina da bambine hanno dovuto imparare l’italiano per poter così comunicare con i nonni materni. Inoltre in Italia hanno trovato “mamma Rai”, come ha detto il signor Franz, e così loro due messe davanti alla televisione hanno avuto un valido aiuto per imparare la lingua italiana. Come dimostra il loro caso, la televisione se è usata bene è un ottimo strumento per imparare le lingue! E nel loro piccolo è la riprova, qualora ce ne fosse bisogno, che è stata un validissimo strumento per diffondere l’uso della lingua italiana in tutta l’Italia.
 
La festa è poi continuata fino a tarda sera con musica e balli. C’è stato il momento in cui ci hanno fatto assaggiare la torta del battesimo e il momento della consegna delle bomboniere, come si usa. Anche a me, la signora Rosaria, madre di Cristian, ha voluto consegnare la bomboniera costituita da una targhetta di argilla su cui c’era scritto il nome Ester realizzata con le proprie mani da Cristian e Valentina nel loro laboratorio, con i confetti al cioccolato.

Io ho avuto modo di parlare e di scambiare due chiacchiere con i convenuti e anche con Cristian il quale mi ha confidato un po’ la sua storia, che lui e Valentina si conoscono da dodici anni e dopo essersi lasciati si sono rimessi di nuovo insieme, che avevano deciso di mettere in cantiere di fare una figlia e infine, per ultimo, di sposarsi. Tra l’altro, proprio in questi giorni mentre scrivo, mi è stata consegnata a casa da Cristian una busta contenente un divertente invito al loro matrimonio [domenica 3 giugno 2012].
 
Mi ha anche raccontato che lui proveniva da una situazione disastrosa, con una esistenza a pezzi, e da essa ha saputo risollevarsi e ricostruire la sua vita e la sua intera esistenza. Ha aggiunto però che è stata dura, non è stato facile raggiungere i risultati che poi ha raggiunto. Davvero un esempio ammirevole, per tutti quanti!
 
Mentre la festa andava scemando e molti ospiti se ne fossero andati cominciava a crearsi finalmente più tranquillità lì nella casa, non che la confusione con il vociare della gente, la vivacità di quei momenti, l’atmosfera di festa che si respirava non mi piacesse, ci vuole anche questo nella vita, ma certamente la tranquillità e i ritmi lenti sono a me più congeniali. Ad un certo punto Ombretta, la cognata, si avvicina a Cristian per complimentarsi della bella riuscita della festa e le sento dire queste parole rivolte a lui: “Chi l’avrebbe mai detto solo quattro o cinque anni fa!”, facendo così riferimento alla situazione disastrosa da cui Cristian proveniva e constatando i risultati conseguiti.
 
Quando ormai tutti gli ospiti erano andati via e dopo aver salutato le persone che mi conoscevano rimanevo solo io l’unico tra gli ospiti ad essere rimasto lì nella casa perché aspettavo che i genitori di Cristian finissero di riordinare, dato che il padre si era offerto di darmi un passaggio fino a casa. Ho fatto presente prima a Cristian e più tardi ai suoi genitori che ho visto che sono una bella famiglia, unita e si vogliono bene complimentandomi con loro. E così con il gentile passaggio con cui il signor Franco mi ha accompagnato a casa, ormai quasi a mezzanotte, dopo averli ringraziati e salutati, si conclude questo giorno di festa. Ma quello che lì per lì mi sembrava concluso, poi in realtà si sarebbe dimostrato non concluso del tutto, perché dieci giorni dopo quell’evento incontro nuovamente Cristian, stavolta nella piazza del paese, che mi chiede di scrivere un resoconto sulle giornate relative al battesimo di sua figlia per come le ho vissute io. Per fare ciò ho dovuto rivivere i ricordi di quei momenti ripescandoli dalla mia memoria. Spero di non avere annoiato nessuno.

Ormai il mio racconto è giunto a conclusione consapevole di aver vissuto una giornata di Pasqua fuori dall’ordinario che altrimenti avrei passato a casa o come altre volte con i miei familiari dove avrebbero risuonato sempre i soliti discorsi. Certamente ho vissuto una giornata più intensa con più emozione del solito, densa di avvenimenti, con più sapore e colore e quando c’è emozione il ricordo si appiccica, si incolla nella memoria con forza e non si stacca più. Così ho un altro ricordo colorato da aggiungere nell’archivio della memoria. E si sa, i momenti passano, restano soltanto i ricordi e i ricordi sono la cosa più bella che abbiamo.

Maurizio

domenica 20 maggio 2012

Romano d'Ezzelino (VI), sabato 7 aprile 2012. UN COMPLEANNO SPECIALE. Contributo della festeggiata, Margherita Citton.




UN COMPLEANNO SPECIALE…



Sabato 7 aprile 2012 si è svolta a Romano d’Ezzelino (VI) nella sede dell’Associazione alla Salute Veneto una festa di compleanno molto speciale…
 
Eh si, perché il 7 aprile è proprio il giorno del mio compleanno che quest’anno è coinciso con il sabato santo cristiano, certamente non a caso!
 
E’ stata una festa molto bella, emozionante e coinvolgente per celebrare l’arrivo dei miei 30 anni.


Il desiderio di festeggiare proprio in questa data nasce dai ricordi della mia infanzia/adolescenza, da un desiderio negato, principalmente da mio papà il quale come rappresentante dell’Epistemologia religiosa dominante in cui sono cresciuta, 16 anni fa mi negò il permesso di festeggiare il compleanno con i miei amici perché il sabato santo imponeva silenzio, digiuni e preghiere, non di certo gli schiamazzi e l’allegria di una combriccola di adolescenti!
 
Allora quest’anno la Metastoria ha voluto farmi un dono importante che ho potuto/voluto cogliere, prendendo al volo l’occasione di celebrare il mio 30° compleanno e organizzandolo proprio insieme a mio papà, alle mie sorelle Maria e Giovanna e a mia cugina Miriam!

Voglio dare a tutti loro un grazie immenso, perché si sono impegnati tanto e hanno saputo preparare una festa originale, emozionante e divertente. Io fino al giorno prima quasi non ci avrei scommesso che sarei riuscita a festeggiare (perché poi la Metastoria ti mette davvero alla prova!), visto che sia io sia il resto della famiglia eravamo ammalati con l’influenza intestinale… uno spasso!!! 

E invece il sabato mattina come per miracolo mi sentivo in forze e anche i bambini stavano meglio, così da Padova siamo partiti verso Romano, dove già fervevano i preparativi…
 
Alle 17 il via… con la dedica della canzone “Margherita” di Cocciante e poi l’ingresso trionfante ma allegro e sbarazzino della festeggiata!
 
Voglio dire un grazie sincero anche a tutte le persone che sono venute, aspettate e non, e anche a quelle che non erano presenti fisicamente (tra cui mia mamma impegnata nel progetto "Rainbow") ma di cui si sentiva lo spirito, tutte così diverse ma così importanti per la mia vita, perché ne rappresentano delle parti che ho vissuto/condiviso.
 
Il desiderio e l’invito a farle incontrare proprio nel giorno del mio compleanno era anche il mio desiderio/augurio di riuscire a incominciare a collegare varie parti della mia vita dove a volte vedo invece ancora dei compartimenti stagni, oltre che cercare un modo nuovo di “fare festa”, più vicino alla vita e alla sua profondità. E allora grazie per tutti pensieri che avete condiviso e che hanno arricchito il pomeriggio di emozioni e racconti.
 
Mi sono sentita molto accolta e valorizzata da tutto il gruppo e soprattutto dalle conduttrici Maria e Miriam e da Giovanna, che insieme mi hanno regalato un bellissimo puzzle fotografico multimediale che parte dalla mia nascita fino alla nascita dei miei figli, e poi da mio papà che ho sentito come presenza importante ma sottile per tutta la festa e che alla fine, anche da parte della mamma, mi ha donato una pietra preziosa come simbolo della mia specificità ancora da scoprire in profondità.
 
Sento che questa celebrazione è stata molto importante per me, perché ha segnato un mio piccolo passaggio (che è proprio il significato della parola pasqua) dalle cose vecchie a cui mi sentivo inchiodata verso una nuova prospettiva, che può ri-accogliere il passato dandogli valore ma anche cercare una strada per un futuro più globale.
 
A loro, a mio marito e ad altri amici che sento più vicini alla mia profondità ho voluto donare la mia filogenesi, che ho scritto durante il corso di Epistemologia globale "DIN-KAI" 2012, come segno per una ancora più viva e vera conoscenza reciproca.
 
La festa è poi continuata con un goloso buffet dove troneggiava la saporita soppressa del Monte Grappa, e con il taglio della torta, contornata da tutti i bambini presenti, colmi di gioia e allegria.


Infine, grazie all’aiuto dei dj Renato e Maurizio, con la musica a tutto volume ci siamo scatenati in alcuni balli e Milo ci ha divertito cantandoci alcune canzoni a squarciagola, che hanno colto di sorpresa  tutto il vicinato già insospettito dall’insolito movimento!

Margherita

giovedì 17 maggio 2012

Senigallia - loc. Vallone (AN), domenica 13 maggio 2012. IX POMERIGGIO LETTERARIO GLOBALE. La Favola di Amore e Psiche.

FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono






iscritta ai sensi della L. 266/91 – L.R. 48/95 nel Registro regionale delle organizzazioni di volontariato con
Decreto dirigenziale n.20 TSG05 del 28/02/2007 - Cod. fisc.: 90032770415
Presidenza tel.: 328-6781536




IX POMERIGGIO 
LETTERARIO GLOBALE
- La Favola di Amore e Psiche -



Dal nord, dal sud e dalla “Marcagna” sono affluite numerose persone ansiose di ascoltare il commento globale di questa famosa e articolata fiaba di Amore e Psiche in questo nuovo centro accogliente che Angela ha trovato per noi .

 
Dopo una festa nuziale che ha radunato fino a notte inoltrata una famiglia molteplice di nuova specie in costruzione… in una chiesa di vecchia specie in decadenza,… inizia  in modo leggero e fiabesco una danza di personaggi amorevolmente condotti dal Dr. Loiacono.


E’ la festa della mamma  e mamma-babbo Mariano apre puntuale il consesso con una giocosa dinamica di bombardamento-scoppio con Venere-Michela e Amore-Margherita, vincolate ancora in meccanismi non più nutrienti per nessuna delle due.


Il commento di oggi, annuncia,  sarà per la coppia intesa in senso ampio: come cum e aptein: "attaccarsi insieme": accoppiarsi con le parti nostre che abbiamo perso per strada… fino a formare un intero, in un percorso IN.DI.CO.INfinito - DInamico - COmplesso, senza limiti , non prevedibile,  intrecciato insieme.

In ascolto dello stato quiete dell’incontro, Mariano accoglie Venere-Valentina e Amore-Ester e aiuta  tutti a raccogliere e comprendere la trama della loro recente fiaba.  

C’erano una volta un re e una regina che ebbero una bella bimba, bianca come la neve, grandi occhi azzurri come il cielo… ma che già a sei mesi era stata colpita da una fata cattiva con una terribile magia  di nome OPISTOTONO che l’aveva resa  tesa, rigida, ipertonica, insoddisfatta, piangente, insonne, con gli occhi sbarrati e impauriti sul suo mondo chiuso

In una fiaba di vecchia specie la principessa sarebbe stata condotta dai moderni maghi “Tu sei malato - So io come curarti” che avrebbero detronizzato re e regina  trasformandoli in  ex malati  nemici tra loro...

In questa  fiaba il re e la regina si fidano di un mago di nuova specie che li ha accolti in crisi anni fa e ora,  dopo un accompagnamento in un percorso di crescita nelle profondità, li ritrova genitori, vede la sofferenza della bimba e, nella situazione uterina del corso sull’adolescenza, coglie l’opportunità di far vedere l’incantesimo - meccanismo di sovrapposizione: sovrapposizione della bambina Ester che esprime i propri bisogni con la bambina Valentina che non sa esprimerli; sovrapposizione della mamma di Valentina con la mamma di Ester. Quindi il mago le accompagna a separarsi e distinguersi anche con la sofferenza dell’astinenza, perché  mamma Valentina voleva nutrire in Ester la figlia che lei stessa è stata facendo la madre che avrebbe voluto per sé.

In questo gioco a rischio di psicosi Mariano ci fa vedere cosa provoca la mancanza di sonno-sogno e il valore del dolore.

Non il dolore come lo conosciamo nella visione religiosa punitiva  ("soffro perché sono cattivo", nella tradizione ebraico-cristiana in cui il dolore inizia con il peccato originale di disobbedienza), bensì il dolore come liberazione: il dolore è il vero sonno-sogno che funziona ad occhi aperti.

Senza questo dolore vitale rischiamo di vivere con meccanismi psicotici, in cui ci accontentiamo del sonno-sogno virtuale che è solo la prima cura per la nostra vita parziale: il sogno è un primo tentativo di guarigione delle parti nostre che non sono andate bene nella veglia. Le guariamo in modo virtuale, bidimensionale… vediamo come si potrebbe fare… ma non lo facciamo. Anche l’arte, il cinema, i libri, il razionale, l’astrazione, internet… sono sonno-sogno. Rendere piatta la tridimensionalità della vita, ci imbroglia, ci dà una rappresentazione mentale della realtà che in effetti rimane piatta,  piallata.


Il dolore invece è sonno-sogno tridimensionale, reale, di vita: rompe gli equilibri razionali che abbiamo, e “star male” è una liberazione: perdiamo il falso equilibrio, sentiamo rabbia, bisogno di essere aiutati... Come dopo essere stati ingessati è doloroso ricominciare il movimento, così è doloroso far vivere le nostre parti profonde tagliate, apparentemente morte ma solo “anchilosate”. I dolori grandi sono delle opportunità: più non posso banalizzare il dolore più è un dono, più lo banalizzo più torno nel mio equilibrio.

Durante tutto il racconto di questo felice episodio della fiaba vera di Valentina, la principessa Ester si trastulla nel suo nuovo parco giochi-regno divino: il corpo del padre che prima rifiutava spaventata e che ora esplora e gode serena. I commenti scherzosi di Mariano accompagnano questa metamorfosi di possibile tragedia in fiaba e ridimensionano  l’interpretazione dei sogni di Freud come visione parziale: anche il sogno di far l’amore con il proprio padre o madre può semplicemente esprimere il desiderio di essere visti, amati, di sentirne la presenza vera.

Dopo una breve pausa si riprendono i lavori ma, prima di iniziare il commento sulla fiaba di Apuleio, Mariano vuole riconoscere Cindy e la sua crescita invitando Nicoletta a leggere davanti a tutti il post sul convegno interculturale "Condominio mondo" tenutosi nella scuola dove Cindy lavora e nel quale ha proposto una relazione sul tema del crossingover nell’emigrazione (clicca qui per leggere il post). Se ora lei riesce a portare il Metodo a scuola è perché l’ha finalmente incarnato. Anche questo riconoscimento diventa un capitolo della fiaba di Cindy che desiderava un rito di passaggio per i suoi 30 anni, in cui ha vissuto in parte nascondendo il proprio dolore in parte aiutando gli altri. Con i suoi globcettori Mariano ha trasformato questo momento in un rito di  ricapitolazione che vede Cindy commossa in mezzo ai genitori che finalmente “la vedono” e in mezzo agli accompagnatori storici  di questo “accoppiarsi con le proprie parti profonde”.

 
Lacrime di Principessa portano via le scorie della vecchia identità con la benedizione del padre diventato finalmente Re grazie al percorso di metamorfosi delle figlie e del cognato.

Ma c’è un’altra fiaba vera da narrare-vivere prima di quella virtuale e “il regista di vita” Mariano, che si commuove e muove la sua creatività a partire dai livelli profondi, invita Michela a presentare la sua ultima creatura-Voluttà.

 
Lei ringrazia Cristian Orazi che l’ha spinta ad esprimere la propria specificità anziché copiare in modo personalizzato i quadri altrui . Anna e Cristian diventano i padrini-manager-esperti d’asta sostenitori e fanno entrare in scena il bellissimo ultimo quadro di Michela: un Femminile-Luna-Notte opposto e unito ad un Maschile-Sole-Giorno si coniugano per dare origine ad un intero-feto come dopo tante traversie-traversate succede ne La Favola di Amore e Psiche.

Quindi il Mariano visionario e talent-scout mette in scena un episodio in cui la accompagna a immaginare una prospettiva adulta-imprenditoriale dove Michela  si riconosce il proprio valore, anche artistico, e sogna-si impegna insieme a Silvio a “coniugare” le rispettive creatività in un evento inedito: una mostra-presentazione del libro.

Finalmente ci si avvicina alla favola dell’autore Apuleio e prima della pausa pranzo, Paola Selleri presenta la fiaba di Apuleio stesso, giovane benestante nordafricano vissuto in un periodo di prosperità e pace ma anche di  decadenza e contraddizioni alla fine del II secolo d. C. Intelligente ed eclettico, grande viaggiatore, avvocato, conferenziere, romanziere, filosofo, mago e sacerdote… sposa una donna più anziana di lui  e viene accusato di averla raggirata per averne l’eredità. Si difende da solo con una Apologia di  se stesso. Nella sua ricca produzione spicca l’opera Le metamorfosi  (le trasformazioni) conosciuta anche come L’Asino d’oro: opera complessa in 11 libri all’interno della quale vengono raccontate altre storie e novelle tra cui La Favola di Amore e Psiche, raccontata dalla cuoca dei briganti, che occupa quasi tre libri. Il personaggio delle metamorfosi, Lucio, nella sua ricerca viene trasformato per errore in asino e vive numerose avventure, anche dolorose e pericolose; solo una specie particolare di rose riuscirà a restituirgli forma umana.

Questa  bella favella, ci fa vedere Mariano, è anche la storia di tanti percorsi interrotti, dove alcuni di noi, come L. C., sono diventati e rimasti asini che ancora non hanno trovato le rose che li riportano, arricchiti di storie ed esperienze, alla loro piena umanità. Fare una metamorfosi sul campo significa essere missionari di nuova specie e accompagnare  nella sofferenza questi percorsi difficili.

Prima di pranzo Mariano continua questo rito variegato in cui scorrono, si incrociano, crescono le nostre vite e consegna a Raffaele un’immagine di cigno con  un aforisma di Apuleio, pagano di 18 secoli fa: “La filosofia mi ha insegnato ad amare non solo chi mi fa del bene ma anche chi mi fa del male, a condividere i beni più che a tenerli per me solo desiderare, a desiderare più quello che è utile a tutti più che quello che può essere utile a me stesso”. In queste parole e immagine Raffaele riconosce la preziosità di Sandra nella propria fiaba-vita.

 
Finita la pausa pranzo si riprendono i lavori con i ringraziamenti alle persone che hanno lavorato per organizzare in questo evento il pranzo e le deregistrazioni.

Anche questo riconoscimento commuove le persone che nella loro vita hanno fatto tanto per gli altri senza essere mai riconosciute nel proprio valore, come le cuoche urbaniesi: Sabina e Rosy.


Mariano dà spazio e riconoscimento al percorso e alle metamorfosi di Giacomo che riconosce il bisogno di fare il punto della situazione sua e della sua famiglia in questo momento un po’ bloccata; Anna… ci comunica il suo futuro viaggio in Inghilterra con Leonardo e Giacomo!


Con le sonorità del nuovo organetto diatonico che vien dalla Bretagna, ci si alleggerisce con una danza prima di far fluire la richiesta di Silvio: sentire il racconto della fiaba in fieris di una persona di valore che da un po’ non si faceva sentire.

A questo punto Mariano, che ci sta insegnando dal vivo a riconoscere le nostre fiabe e a esserne registi attivi consapevoli e collettivi, annuncia che il commento de La favola di Amore e Psiche oggi non si può fare ma si riprenderà il 2 giugno, festa della Repubblica: delle persone RESPONSABILI, che si vogliono impegnare.

 
E’ ora il tempo di visitare la fiaba delle metamorfosi di Martino, visibili nel nuovo look che meglio lo rappresenta: occhi azzurri non più nascosti sotto gli occhiali e via la frangetta del bravo bambino che non c’è più. Il cambiamento e la crescita interiore si ripercuoteranno anche nel modo di suonare, pre-vede Mariano, perché è una crescita ascensionale.  

Dopo alcuni chiarimenti rispetto a vecchi meccanismi nel relazionarsi con Cindy, Mariano crea un quadro in cui i due personaggi fiabeschi si ri-incontrano accompagnati da due giocosi cortei rispettivamente di donne e uomini .

 
Non c’è nemmeno il tempo per digerire le emozioni appena suscitate che Mariano chiede a Marinella di raccontare la storia di incantesimo e metamorfosi di Giovanna nel breve periodo trascorso dalla settimana intensiva. Mentre ascoltiamo questa nuova fiaba G. si concede di essere vista e visitata dagi uomini che la vogliono aiutare a sentire il proprio corpo.


Infine assistiamo allo spettacolo-vita in cui Mariano accompagna Silvio ad accompagnare Luca a rientrare in comunicazione con lui e Dina incontrandosi casualmente per strada”. Luca è ora “più ben disposto” verso questa nuova paternità incarnatasi in Francesco che  un grande femminile cresciuto in Marialetizia ha voluto nonostante le fiabesche e dolorose vicissitudini. Non è un momento facile ma Mariano li accompagna a voler trovare un nido, anche piccolo, in cui far crescere una genitorialità più adulta.
 


I riti veri si fanno nella collettività e oggi, delusi nelle nostre aspettative di ascoltare il commento di Amore e Psiche, rientriamo a casa emozionati sorpresi ed immensamente grati per esser stati parte di queste “metamorfosi a cielo aperto” condotte e illuminate con grazia e ironia dalla continua teoria di Mariano. Sicuramente il 2 giugno, prossimo appuntamento con Apuleio-Mariano, il commento avrà una profondità  più incarnata nelle nostre vite. 


La Presidente dell'Associazione alla Salute ONLUS Marche Sandra Recchia chiude la giornata con un invito a un abbraccio di tutta la famiglia molteplice intorno ai nonni Mariano e Giovanna che, con la viva musica di Giacomo, danzano e benedicono questi nipoti, figli, fratelli, cugini, zii...


Ermanna



mercoledì 16 maggio 2012

Troia (FG), mercoledì 16 maggio 2012. PROGETTO IL CAVALLO DI TROIA... PER SCUOLE E INSEGNANTI IN CRISI.

Città di Troia


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono




PROGETTO "IL CAVALLO DI TROIA" PER SCUOLE IN CRISI.

INSEGNANTI IN... CRISI!



CRISI è una parola che al giorno d’oggi si sente ad ogni “piè sospinto”.
 
Crisi di valori, crisi della famiglia, crisi del lavoro, della politica, crisi, crisi, crisi…

 
Ovviamente anche crisi della Scuola. Tutti coloro che vi operano si trovano quotidianamente di fronte a problematiche, a volte, difficili da gestire. L’interrogativo che più spesso ci poniamo è: - Viene volentieri a scuola? E’ sereno, gioioso, curioso di apprendere? Si fida di noi?

La risposta non sempre è positiva. E allora?

Convinte che si può “dare di più” vogliamo sfruttare la crisi in modo positivo, come opportunità di crescita, di cambiamento; intendiamo metterci in discussione (già lo facciamo ogni giorno) per offrire il meglio di noi a “questi piccoli gioielli” che ci vengono affidati.

 
Insomma migliorare la qualità della vita della Scuola. Far amare la Scuola ai giovani è, secondo noi, il primo e più desiderabile obiettivo che non troviamo scritto da nessuna parte ma che ognuno di noi in forza delle proprie esperienze, di figlio, alunno, genitore, auspica e si propone di conseguire.

E’ un’utopia? Forse. Ma come recita un detto antico: “Chi si ferma è perduto”. E noi non vogliamo fermarci!


E’ proprio in questo clima che ci è stato proposto di aderire al progetto “Il cavallo di Troia” e di fare la conoscenza del “Metodo alla salute” del Dr. Mariano Loiacono che da tanti anni si interessa del “Disagio” a tutti i livelli, dedicando energie, professionalità, esperienza.

Gli incontri, cui hanno preso parte un gruppo di noi docenti della Scuola Primaria, hanno suscitato in un primo momento dubbi, perplessità, timori.

 
Ogni proposta di cambiamento, come è facile intuire, mette in crisi (e ritorna questo termine che ci perseguita), ma dalla crisi non si può uscire rimanendo uguali a prima e, forse, qualcuno di noi ha voglia di rimettersi in gioco e partire per questa avventura che, sicuramente, potrà arricchirci e far emergere potenzialità che neanche noi immaginiamo di possedere. Mariano, per quanto abbiamo capito, afferma proprio questo; dobbiamo solo trovare la strada giusta, ovviamente con l’aiuto di chi ci ha già provato, per esprimere e tirar fuori “La parte migliore di noi” e metterla al servizio degli altri e di noi stessi.

Ci sarà qualcuno che vorrà cavalcare questo “Cavallo di Troia”? Staremo a vedere!!!




Le insegnanti di cui sopra
SCUOLA PRIMARIA  “A. SALANDRA” – Troia (FG)




martedì 15 maggio 2012

Senigallia - loc.Vallone (AN), venerdì 11 maggio 2012. APPLICAZIONE DELLA TEORIA SUL TRADIMENTO AD UNA FAVOLA DEI GIORNI NOSTRI







iscritta ai sensi della L. 266/91 – L.R. 48/95 nel Registro regionale delle organizzazioni di volontariato con
Decreto dirigenziale n.20 TSG05 del 28/02/2007 - Cod. fisc.: 90032770415
Presidenza tel.: 328-6781536



  
FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Presidente: Dr. Mariano Loiacono




DA "VOLO UT SIS" 

A "VOLO UT SIM"






Anche in questo lungo pomeriggio trascorso presso il Centro Sociale Vallone in Senigallia, Mariano ci ha fatto un grande regalo.



L'applicazione della teoria sul tradimento alla storia di Michela è stato un faro che ha illuminato le nostre storie ricche di tradimenti.


Dopo alcune comunicazioni iniziali Michela ha letto la sua lunga, ricca e profonda immersione che aveva mandato come contributo alla festa dell'insieme Femminile-Maschile del 21 marzo u.s. e per la quale, come tante altre, non c'era stato il tempo di fare teoria;
Mariano ha da subito individuato quale desiderio di Michela è stato tradito: il desiderio primario di ognuno di noi che nell'età infantile per sentirsi una identità (angolo α) ha bisogno di uno specchio che rimandi la propria immagine; lo specchio che era suo padre le rimandava “nulla”: suo padre non la vedeva e per questo diventa invisibile. VOLO UT SIS: "Voglio che tu sia quello che già sei" e per me sei invisibile.


Questo è il tradimento nella storia di Michela, tradimento che non le permette di avere un suo angolo alfa  e per questo si costruisce una Homelife tutta virtuale fatta di storie e favole a lieto fine tutte inventate e mai vissute.

Nell'adolescenza si ripresenta il desiderio di essere vista, ma quando qualcuno comincia a vederla (primi fidanzatini) non è interessata, ancora una volta si rifugia nel virtuale delle amicizie e si innamora di un ragazzo che non la vede. 

VOLO UT SIS: voglio che tu sia quello che già sei e per me sei invisibile

Michela, “l'invisibile” non è vista e per sé vede solo “nebbia e speranza”, quella speranza che la fa andare oltre e le fa decidere di essere quello che è lo schema della nonna (unica adulta a cui si è potuta “attaccare”): essere madre

VOLO UT SIS: voglio che tu sia quello che già sei e per me sei una  madre.

Ma quando una persona può dirsi adulta? Quando VOLO UT SIM: "Voglio essere quello che già sono" e Michela deve sentire dentro di se ciò che già è.


E' tempo per Michela di sentirsi il suo valore, ha avuto in questo pomeriggio uno specchio grande, limpido e senza deformazioni, che è Mariano.

Egli le ha rimandato l'immagine di una donna bella e attraente che ha dentro di se una grande forza vitale, ereditata dal nonno, una forza che le ha permesso di restare nella storia nonostante la sua invisibilità e che ora le può permettere di viaggiare a testa alta e con determinazione verso la meta che vuole raggiungere.







Al termine del pomeriggio, divenuto tarda sera, Michela è stata ancora una volta tradita: il suo compagno di vita Silvio ancora non la vede e preferisce consegnarla agli altri uomini presenti perché lui vuole desiderarla e non averla perché "svenduta"; ma questa volta il tradimento è benedetto perché finalmente Michela si lascia andare ad altri uomini che con delle semplici carezze le fanno rendere conto che è bello sentirsi  desiderata e che non deve essere per forza attiva nello scambio col corpo.

Grazie Michela per la tua storia, grazie Mariano per la tua teoria, grazie a tutti noi per esserci e riuscire a fare tesoro di questo sapere emotivo.

 
Buona notte... e domani tutti al matrimonio!!!!
  • Se ci sarà un matrimonio!
  • Ma perché tutti dicono: se ci sarà?

Grazia