lunedì 7 novembre 2011

Albino (BG), mercoledì 2 novembre 2011. APPROCCIO GLOBALE ALL'ADOLESCENZA. Quinta giornata.





FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono



APPROCCIO GLOBALE
ALL'ADOLESCENZA.
QUINTA GIORNATA.



Cominciamo la quinta e ultima giornata del corso "Approccio globale all’adolescenza", aggiornandoci sulle dinamiche metastoriche proposte ad alcuni corsisti il giorno precedente.
Per tutti, affidarsi e cercare di sciogliere nodi reciproci è stato positivo, un primo passo che ha arricchito e aperto la strada per vivere le emozioni con il codice bio-organico.  In particolare è stata significativa la testimonianza di Francesco, che Mariano ha indicato come la persona "simbolo" del corso, in quanto manifestando il suo disagio ci ha permesso di sperimentarci come "utero devoto".

Sottolineando come sia importante che il sabato sia per l’uomo e non  l’uomo per il sabato, Mariano  ha saputo cogliere i bisogni profondi di Francesco e partendo da quelli, intuire giorno dopo giorno le soluzioni per accompagnarlo nel suo percorso di crescita. Affidarsi alla metastoria è un po come camminare sulle acque, richiede coraggio (cuore) e di non avere paura. 

Mariano lascia spazio a Bartolomeo per rispondere a Elisa, dando però poi  importanza e priorità al rapporto genitore-figlio, quindi al lavoro da fare con Luigi e non come coppia. 

Arriva il momento della consegna degli attestati ai corsisti, fatta da Rachele in quanto giovane rappresentante dell’Associazione alla Salute Lombardia. Ci gustiamo poi il video realizzato durante le giornate, un prezioso ricordo da portare ai famigliari che non hanno condiviso con noi questa esperienza. 

Alla ripresa nel pomeriggio, Mariano introduce l’importanza della figura dell’ACCOMPAGNATORE, partendo dal racconto del rapporto con uno dei suoi  accompagnatori  più significativi, Padre Volpi. Le loro strade si erano divise nel 1966 e Mariano lo ha cercato e ritrovato dopo 43 anni, quando nel 2009 riesce a contattarlo  e a vivere con lui una settimana intensiva. Gli accompagnatori normalmente non ce li scegliamo e ci possono fare bene o anche molto male. Ci vogliono capacità e competenza e rispondendo agli interventi dei corsisti, Mariano spiega che l’accompagnamento è come un utero e come un saggio che porta con se una persona e gli trasmette la sua saggezza. Una delle caratteristiche più importanti è quella che un accompagnatore non dovrebbe dire  “dimmi tu…”, nel senso che un riferimento bisogna darlo. Si possono fare degli sbagli, ma bisogna saper trasmettere concretamente nei fatti. Non dovrebbe avere dinamiche sue aperte, bocche di vulcano che eruttano, perché altrimenti non è libero di  ascoltare. Può accompagnare su parti sue che sono già cresciute e non scoperte. Dovrebbe già aver raggiunto delle parti adulte, e quindi non esercitare autorità solo perché gli viene  da un ruolo. Non si può dare quello che non si ha e non si ha quello che non si è! Si trasmette l’essere. Un buon accompagnatore, lascia libero, non si può sostituire, può trasmettere la propria interpretazione su alcune esperienze, ma le lascia vivere. E’ importante sapersi  raccontare partendo dal proprio vissuto con i propri limiti, fallimenti e insuccessi, farsi presenti con le proprie paure e di come si sono affrontate. I migliori genitori sono quelli pieni di ombre e che non hanno paura di raccontarsi, mentre quelli che si vantano solo di successi rendono i propri figli incapaci. Se noi siamo insicuri, abbiamo paura dell’insicurezza dei figli. Sarebbe buono che l’accompagnamento non venisse solo dal nucleo famigliare ma da una rete di relazioni  profonde

Applicando l’unità didattica della Homelife, Mariano spiega come è importante che un ACCOMPAGNATORE abbia un buon stato quiete più questo è ampio e allargato più saprà aspettare. Deve saper selezionare il bisogno. Molto importante è saper far festa, anche quando le condizioni non sono quelle che noi riteniamo le migliori, star bene per quello che di buono comunque c’è. Saper fare "e fu sera e fu mattina", cioè la stanza da letto, sapersi togliere e lasciar fare, dire "figlio mio devi vedertela un po' tu", sapendosi ritagliare spazi propri anche  per potersi ritemprare

Un buon ACCOMPAGNATORE dovrebbe essere capace di vivere il circuito vita-morte, saper voler bene anche al negativo.  La religione combatte il peccato, la filosofia combatte lo sbaglio e la scienza combatte il malato. Bisognerebbe cambiare queste vecchie epistemologie non rimanendo passivi davanti a sintomi evidenti, ma accogliendo e mettendo in dinamica il negativo che è parte integrante del ciclo vitale. Infine il buon accompagnatore non è uno che si sente arrivato, ma uno che continua lui stesso a farsi accompagnare. Fai senza fare, agisci senza agire, lascia che l’ordine esca da sé... 

Buon viaggio a tutti,


Letizia
e
Elisa
da casa Gualandris  



venerdì 4 novembre 2011

Albino (BG), martedì 1 novembre 2011. APPROCCIO GLOBALE ALL'ADOLESCENZA. Quarta giornata.






FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS 
Presidente: Dr. Mariano Loiacono



APPROCCIO GLOBALE
ALL'ADOLESCENZA.
QUARTA GIORNATA.






E fu sera e fu mattina: comincia il quarto giorno, festa  di Tutti i Santi e Mariano ci ricorda che ognuno di noi che è in un percorso di crescita è santo perché  vuole sanare riunendo le proprie parti.

La mattinata comincia dando continuità alle dinamiche di crescita (metastoriche) che stanno avvenendo in Francesco grazie all’accompagnamento di Elisabetta e Raffaele.

Tenendo conto dei punti di taglio che sono avvenuti precocemente in Francesco, come in molti di noi, riguardo l’allattamento e nella relazione profonda di accoglienza e riconoscimento tra la mamma e il figlio, Elisabetta  ha cercato di accompagnarlo a riprendersi  queste parti con il corpo ripartendo da cose semplici come la suzione.

Anche la difficoltà di Giacomo ad accettare un primo contatto è riconducibile agli stessi punti di secatura di Francesco, che ha accettato l’accompagnamento, mentre Giacomo ancora non si affida del tutto per poter rientrare dal drop-out nel circuito vitale, che si rappresenta nella Homelife. 

Ciascun adolescente di qualsiasi età per spieghettare un elemento infantile deve percorrere tutte le fasi del Graal delle Profondità della Vita. L’elemento infantile parte dalla rappresentazione  simbolica, ma dopo deve scendere al codice analogico diventare poi proprio nel livello del codice biorganico e separarsene per arrivare al livello metastorico.


Utilizzando le parole della genesi deve passare i cinque punti per arrivare ad essere spirito creatore: "e disse" (ipotizzo),  "e fu" (lo rendo storia) poi "vide che era buono" (verifica), "separò" (mi separo dalla storia) e "chiamò" (gli do un nome e lo faccio mio). Questo spirito creatore sperimenta sulla propria vita ciò che è buono.

Per aiutare le persone a riprendersi le parti legate al codice analogico dobbiamo farle rivivere creando un utero.

Mariano propone a Chiara di allattare Francesco, riconoscendole un materno molto di più di quello che lei stessa si riconosce.

Un’immersione profonda per tutti accompagnata dal dolce sottofondo di una ninna nanna.

Si riemerge con la teoria attraverso l’unità didattica della Piramide.

 

Ognuno di noi per stare bene deve esprimere il rapporto con se stesso, con i rapporti forti, con i gruppi e con il globale massimo. L’adolescente si interroga sulla propria vita, sulle relazioni ogni giorno; si domanda chi è, da dove viene e deve continuamente verificare tutti e quattro i piani; infatti le bocche del vulcano si possono aprire in tutti quattro i piani in modo imprevedibile. Ogni bocca che si apre ci costringe a vivere il circuito della Homelife.

In questo circuito è facile smarrire il senso metastorico e anche la religione, la scuola, e la famiglia non sono in grado di prendersi in carico questa sete metastorica.

Avere a che fare con le situazioni psicotiche sfianca, perché quando ti sembra di aver risolto si apre un’altra bocca, forse su un altro livello della piramide e la situazione si ripresenta daccapo.

L’atteggiamento da tenere dovrebbe essere pertanto di prudente ottimismo, accontentandosi di piccoli passi e utilizzando il contributo di più persone

Uno psicotico spinge in questo senso a creare una comunità, cioè una condizione di solidarietà contenitiva che le istituzioni vigenti non sono preparate ad affrontare.

Il pomeriggio riprende con le coppie: in particolar modo l’attenzione è su Nicola e Letizia, che manifestano ognuno il proprio star male per i propri tagli. Nicola nonostante il supporto della famiglia non riesce ancora a decidere di staccarsi dalla soluzione della coppia, che adesso non è più sufficiente.

Cesare, il fratello di Nicola, porta la propria testimonianza di una adolescenza critica, in cui provava difficoltà a esprimere la rabbia, e si copriva il viso per nascondersi dagli altri ed evitare di entrare in relazione. Ciascuno di noi dovrebbe riconoscere la propria specificità e credere nella propria metastoria, processo tanto più difficile quanto più è stata negata ai nostri genitori. Cesare racconta della depressione della loro madre, a cui è stato negato addirittura il proprio nome per sanare il dolore di una sorellina morta. Comprendere la propria storia è certamente il primo passo per risanarsi; questo processo prevede anche il rivisitare le figure dei propri genitori, e prendere coscienza dei limiti che il contesto socio culturale ha imposto loro.

Paolo si sperimenta “psichiatra di nuova specie” e sintetizza gli eventi di questi giorni secondo la duplice prospettiva personale e relazionale. La fase dell’allattamento gli ha dato un grande senso di benessere, dato dal gesto primordiale che lo ha ricondotto al codice biorganico

Francesco in quel momento era il lattante al punto da fargli vedere i tratti di Diego. Sottolinea inoltre la grande forza di essersi affidato al sentire senza scivolare nel pensiero razionale e giudicante. 

L’esperienza di Chiara è un esempio di abbandono del codice simbolico a favore dei codici più profondi, i soli a favorire il recupero delle nostre parti perdute.

Chiara è un  esempio di medico che dà il latte ai propri pazienti anziché gli psicofarmaci

Giacomo si rimette in dinamica con la sua presenza nella stanza, con la sua musica e dichiarandosi disponibile ad accogliere le proposte di Mariano.

In questo contesto il gruppo simula l’attività di contenimento e accompagnamento che una COMUNITA' dovrebbe svolgere ordinariamente per gestire le difficoltà del disagio che i terremoti dell’adolescenza e le transizioni comportano.

Può capitare che mentre si costruisce il rapporto con se stessi si può desiderare di costruire un rapporto forte, ma quest’ultimo dipende notevolmente dal rapporto che ho con me stesso e con gli altri rapporti forti.

La traversata del fiume dell’adolescenza può avviare bocche di magma a qualsiasi livello e procedere attraverso la contrapposizione arrivando anche a far morire la parte in questione, o anche creando spettacolo in una alternanza repentina del ciclo vita-morte (vedi "Communitometro").

 UNITA' DIDATTICHE

L’anello diabolico, la dismaturità, fino al desiderio di morire servono a distinguerci da una lampadina familiare fulminata o quasi. L’Unità di Crisi mostra che questo processo prevede di tagliare un ordine, di risolvere il punto di partenza in modo diverso e infine di arrivare a soluzioni nuove.

Per fare la traversata l’adolescente ha bisogno di punti di riferimento, cioè di accompagnatori adulti che lo sostengano e gli permettano di sperimentare senza sostituirsi né imporsi negando il percorso. Quali sono allora le qualità che dovrebbe avere un buon accom-pagnatore? A questa domanda si risponderà domani...
  
Benedetta,
Daniela,
Giovanna M.,
Giuseppe,
Nicoletta


giovedì 3 novembre 2011

Albino (BG), lunedì 31 ottobre 2011. APPROCCIO GLOBALE ALL'ADOLESCENZA. Terza giornata.






FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

Presidente: Dr. Mariano Loiacono




APPROCCIO GLOBALE
ALL'ADOLESCENZA.
TERZA GIORNATA.




Il Dr. Loiacono apre la giornata riprendendo in considerazione alcune dinamiche che si erano svolte il giorno prima, in particolare quella di Andrea, dove la morte di un vero accompagnatore, il padre, ha mosso anche gli equilibri della coppia, permettendo a Francesca di conoscere aspetti nuovi del marito e di arrivare a vederne il dolore in profondità.


Segue la presentazione da parte di Giovanna della giornata che si terrà a Foggia il 21 marzo 2012 sull’insieme femminile-maschile, in cui chiede ad ognuno di noi di inviarle contributi sull’argomento principale che sarà il tradimento.
 

Segue la verifica del progetto di accompagnamento nei confronti di Francesco
Il Dr. Loiacono ci fa rilevare quanto siamo stati una ‘legione’ in quanto individui in grado di esprimere una molteplice capacità di amare, di accogliere il Francesco bambino nei suoi bisogni più profondi e di accompagnarlo in modo continuativo. In questo modo Francesco si è potuto permettere di svestirsi dei suoi schemi e di essere accolto ‘sul campo’ creandogli ambiti di crescita. Avere paura è buono… basta non avere paura della paura e credere nella possibilità della rinascita. Infatti è stato Francesco stesso a darci tutte le informazioni, bisognava saperle ascoltare e decodificare.


L’accompagnamento fatto è simile a quello di cui hanno bisogno gli adolescenti e i primi accompagnatori sono i genitori. A questo punto interviene Mariagrazia con la sua testimonianza, in cui emerge come i nodi adolescenziali dei genitori influiscano sull’accompagnamento dei figli. L’arte di accompagnare le fasi di transizione non è facile: non si deve andare subito incontro ai bisogni dei figli, il viaggio deve essere il loro,  ma allo stesso tempo essere da contrappeso significa far vedere all’altro la parte che in quel momento non vede.
 

I riti di passaggio o di iniziazione quale è quello dell’adolescenza avvengono attraverso delle fasi precise come teorizzato da Van Gennep ed in modo simile da Turner ed il Dr. Loiacono ce le illustra a partire dall’unità didattica ‘unità di crisi’. Con la potenza di un vulcano l’adolescente rompe un ordine univoco (univocis: "una sola voce") quale è rappresentato dalla membrana etnoculturale, imprinting dell’infanzia, per aprirsi verso la molteplicità di parti proprie.


Questo processo non avviene in modo indolore, ma attraverso il percorrere e ripercorrere in modo ossessivo i vari stadi della transizione illustrati attraverso le ‘7 note della Homelife’.  In diverse situazioni però c’è il rischio di uscire dal circuito (drop out)  e la paura di un nuovo fallimento rende difficile rientrarvi. Quando all’adolescente si nega la possibilità di essere creativo, questo genera dolore, delusione, rabbia e senso di colpa. In questa fase può cadere nell’illusione di rientrare nel ciclo della transizione attraverso l’uso di sostanze. Questo è uno dei motivi dell’importanza dell’accompagnatore che deve rappresentarsi come un punto di riferimento saldo.

A questo proposito ci è sembrato particolarmente significativa l’immersione di Renato dalla quale è emerso quanto faccia bene ai figli un genitore che racconta la sua vita vera e le sue difficoltà. Questo aiuta il figlio a capire che l’importante non è non sbagliare, ma sapersi rialzare ogni volta. 





Maddalena,
Giuseppe,
Cristina,
Paola




mercoledì 2 novembre 2011

Albino (BG), domenica 30 ottobre 2011. APPROCCIO GLOBALE ALL'ADOLESCENZA. Seconda giornata








FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

Presidente: Dr. Mariano Loiacono





APPROCCIO GLOBALE
ALL'ADOLESCENZA.
SECONDA GIORNATA.





30 ottobre 2011 - seconda giornata ad Albino al Corso “Approccio Globale all’Adolescenza”.


Risveglio mattutino sulle note della canzone di Venditti "Che fantastica storia la Vita". Qui alla Scuola Apostolica di Albino la sveglia che percorre i corridoi è caratterizzata ogni mattino da un brano musicale. 





Alle 9:00 il corso inizia con il racconto della notte di Elisabetta sulla sperimentazione dell’over metastorico tra lei e Francesco. La Metastoria è il cuore della vita, il vento che spinge oltre l’angolo alfa, ovvero ordine e regole. 

 
Dall’esperienza di Elisabetta e Francesco è emerso che se nell’infanzia non siamo riconosciuti per ciò che solo noi siamo, nell’attraversamento dell’adolescenza non saremmo in grado di distinguerci e separarci per poter decidere di diventare adulti. La specificità di ognuno è importante per poter determinare e rispettare il proprio territorio. Nelle profondità della vita il codice analogico permette di affermare la presenza dell’“io sono” attraverso il corpo. L’acqua, elemento più antico e l’utero sono degli elementi che facilitano l’accoglienza all’analogico. Il corpo, più delle parole, è fondamentale per poter sanare i nostri punti frantumati. All’inizio si cresce all’interno di un utero in gravidanza diventando un intero. Alla nascita ci si trova in una membrana etnoculturale la quale va ad intaccare il codice biorganico di ognuno di noi; si trasmette ciò che non appartiene all’intero che se non viene riconosciuto per ciò che solo io sono, si creeranno dei punti S, dei tagli. Questa impronta rappresenta una forza centripeta la quale tende ad ostacolare il distacco della famiglia di origine. Più noi abbiamo dovuto adeguarci a questa membrana etnoculturale, più impediremo ai nostri figli di esprimere il loro codice biorganico. L’adolescenza può essere definita una fase di scuci e ricuci di quella membrana etnoculturale che ci ha trasmesso. L’attraversata dell’adolescente è un trans ire, andare al di la’ dalla sponda infanzia alla sponda adulta. L’attraversata prevede l’immersione dove la cosa importante non è cadere ma sapersi rialzare, dove l’immergersi è appoggiarsi a sé stessi e quindi dalle stampelle dell’infanzia di una presenza accanto diventare una presenza dentro (citazione di S. Agostino). Bisogna saper nuotare misurando e sopportando il proprio peso specifico. “… passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali così che essa potesse volare…” L’attraversamento strema l’adolescente che vive molto spesso con fatica e finisce con il desiderio di morire. La notte e la tenebra riconduce al sonno, una tregua dallo sfiancamento. Consigliando la lettura dell’Odissea ritroviamo un Ulisse archetipo greco dell’adolescenza.



Alberto,
Diego
e
Silvia

       


martedì 1 novembre 2011

Albino (BG), sabato 29 ottobre 2011. APPROCCIO GLOBALE ALL'ADOLESCENZA. Prima giornata








FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS

Presidente: Dr. Mariano Loiacono





APPROCCIO GLOBALE
ALL'ADOLESCENZA.
PRIMA GIORNATA.




   
    In questa prima giornata introduttiva Mariano invita i corsisti di Asiago a portare una memoria storica riguardo la settimana sulla sessualità globale.


    Esordisce Paola D. raccontando la sua esperienza vissuta durante il corso con Flavio, e questo consente a Mariano di introdurre il significato originale della parola "sapere" come degustazione ('sapio' = gustare). Ivana condivide quanto possano pesare i sensi di colpa riferiti all'esperienza sessuale e sente qualcosa di coperto nella sua adolescenza che spera di scoprire a questo corso. Renato pure teme il corso per i suoi vissuti adolescenziali sommersi, menzionando poi l'esperienza notturna di Nicola, del suo perdersi e ritrovarsi. Francesco condivide l'esperienza forte vissuta al corso sulla sessualità che l'ha coinvolto anche a livello fisico. Mariano sente che Franco ha bisogno di parlare e gli propone di riprendere poi l'accaduto. Paola F. trova che sia stato proposto un punto di vista sulla sessualità più vicino alla vita, e fa anche un commento estetico sulla tensione di corso tenuta da alternanza di scherzo e dolore. Ermanna ritorna sullo scoppio di Franco e dice che quando ci si sente frammentati è importante lasciarsi condurre attraverso le emozioni.

    Elementi di memoria storica sul corso di febbraio 2009 di Raffaele, Sandra, Cindy.


    Raffaele ricorda di quanto bisogno sentisse di un corso sull'adolescenza allora, spiegando che di quel periodo non ha grossi ricordi. Benedice questo corso, ne dice bene e dice che ha intenzione di viverlo, perché l'impegno messo nel 2009 ora sta portando i suoi frutti. Sandra ricorda che quel corso iniziò con un evento forte quale la morte di Alessio scomparso in un incidente stradale. Cindy pure ricorda che in quel corso si affaticò attivandosi per tante cose; anch'ella si propone di vivere più in immersione questo corso.


     Cindy ricorda che allora si svalutava molto, iniziava tante cose che poi abbandonava. Mariano teorizza che quando le nostre parti sono sopite la spinta interiore non ce la sentiamo. Iniziato il percorso Cindy ha iniziato a ricontattare le sue parti vitali. Ci sono delle parti che ha lasciato nell'adolescenza, ma il Metodo insegna che si possono riprendere nell'età adulta. Se quelle parti sono congelate ci vuole tempo per farle risvegliare, infatti quando si è vissuto in un certo modo è dura riprendersi parti profonde. Se ho un ascesso profondo bisogna andare in profondità e ciò può provocare dolore inizialmente.

     Inizio corso
    Mariano ringrazia gli organizzatori come persone perché la vita non è fatta di istituzioni ma di persone e quando le persone non funzionano le istituzioni sono decadenti. Quando le persone si risvegliano le organizzazioni funzionano.

    
   Mila, del consiglio di amministrazione, ci dà il saluto della Fondazione "Nuova Specie"; come attività di promozione ha realizzato un'agenda; come pensiero ha regalato dei gioielli alla Fondazione per farli rivivere; li usava per riempire i suoi vuoti in seguito alla morte di suo marito.

    Segue l'entrata rituale di Mariano al corso introdotto frizzantemente da Ruggero e dall'ovazione dei corsisti. Mariano per contrasto rivela - con tono ironico imitando l'alterigia di un professionista - il senso del corso: quello che i sociologi chiamano mutamento antropologico iniziato dal dopoguerra è come un terremoto che ha portato a un mescolarsi di varie etnoculture nella cosiddetta "globalizzazione", vista come transizione proprio come la fase dell'adolescenza.  Ognuno di noi ambivalentemente vuole stare in questo mondo ma ne sente il peso. Il villaggio-mondo viveva di confini, solchi, mentre questo mondo contemporaneo è delirante. Nella società rurale, impostata su valori e criteri rigidi, chi usciva fuori dal solco era delirante: spesso coloro che osavano sfidare l'autorità del genitore reagendo con violenza finivano in manicomio. Il villaggio-mondo ha mantenuto un ordine, pagando però il caro prezzo di creare aborti: parti cadavere nostre uccise nell'adolescenza si rivelano nel dramma del diventare adulti. Adolescente ('ad-olos' = colui che va verso l'intero) è colui che sta diventanto adulto, adulto è colui che è arrivato all'intero. Nella società odierna la crescita delle profondità nostre è spesso mutilata nell'adolescenza. Anche nel mondo contadino si creavano aborti di questo tipo, ma si diventava adulti presto: si poteva arrivare a staccarsi dalla famiglia con tagli drastici, emigrando in giovane età all'estero.


    Oggi siamo spesso dismaturi, ovvero stiamo elaborando dinamiche adolescenziali, o infantili anche se all'anagrafe siamo adulti. Questi aborti ci creano regressioni infantili, depressione, attacchi di panico, deliri. Oggi ognuno di noi vorrebbe accumulare ricchezza il più possibile per permettersi di continuare a mettere in atto le dinamiche infantili che desidera. I tagli che avvengono nell'adolescenza sono causa anche di suicidi di persone apparentemente funzionali. 

    Viene poi proposta la metafora del terremoto che sprigiona un forte vento metastorico e pervade questo "millennio adolescente": un evento cataclisma può far crollare alcune strutture ma dà l'opporunità di costruirne di nuove. Dovremmo tutti ora cercare di diventare da dismaturi a spiriti creatori, cercare di non disperare se un figlio sta male, cercare di essere per lui e per noi spiriti creatori. Oggi ci rendiamo conto di quanto sia importante la transizione, il viaggio, la Pesàch, la Pasqua. Il vento metastorico è lo spirito, l'aria che ci fa vivere: nell'adolescenza è presente questo vento, ma anche un'eruzione vulcanica. 


    E' da considerare che anche anziani possiamo mantenere parti nostre adolescenziali che crescono; non è l'adolescenza qualcosa legato solo a un periodo della vita: un anziano che fa crescere parti adolescenziali è un uomo che sta ancora viaggiando verso l'intero, e questo è proprio una cosa buona; è diverso da un anziano che vuole fare un po' l'adolescente: una cosa è un anziano che vuole scherzare, una cosa è un uomo che vuole viversi la crescita durante tutto il viaggio. 


    Siamo obbligati ad andare oltre le colonne d'Ercole delle banalizzazioni sull'adolescenza. Quello dell'adolescenza è infatti un periodo vitalissimo su cui però non si sa molto. Dobbiamo trovare un po' di terre nuove e formulare schemi di corrispondenza tra vissuti adolescenziali nefasti e psicosi; l'adolescenza è un periodo impegnativo: male che va, va male però uno ci ha provato. La difficoltà di adattarsi al mondo adulto senza acompagnamento spesso porta al manifestarsi di comportamenti ossessivi. Se non andiamo oltre le colonne d'Ercole rimaniamo chiusi in quello che abbiamo ma ciò non ci è sufficiente. Anche a una certa età di solito di nascosto ci riviviamo parti nostre perdute in adolescenza.


    Mariano introduce poi le precondizioni per partecipare pienamente a questa esperienza. Questo è un corso in cui si entra in crisi e tipicamente si cambia stile di vita. Per spiegare utilizza l'unità didattica "di crisi". Dopo le tre fasi impegnative e cruente (distinguersi - separarsi - decidere) iniziano le tre frasi della ricostruzione: finalmente posso scegliere di fare questo o quello, risolvere e infine, vincere. Quanto illustrato non avviene in soli cinque giorni, ma nel tempo avviene. Bisogna immergersi nel corso con i dovuti equipaggiamenti: la separazione, lasciate stare se vostro marito vi sta tradendo, eccetera; lo sballo,  state andando verso qualcosa di non visitato prima come gli eroinomani in una dinamica virtuale; la solidarietà, se le cose non vanno bene attivatevi voi per farle andare meglio. La continuità al corso è importante perché sia uterino e ci permetta di rivivere la nostra adolescenza.

    
     Si inizierà con delle metafore come quella del fiume. Altro strumento saranno le sette corde della chitarra didattica globale, uno schema poetico funzionale al corso. Si auspica pure che avvengano dinamiche metastoriche tra i corsisti, come materiale che si presenta in diretta al corso.
   
     Pomeriggio

    Nella seconda parte della giornata, Mariano rende partecipe il gruppo di un messaggio inviato da sua figlia Daniela: "Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo", reinterpretato.

    In seguito si  alternano alcuni interventi. Si presentano Cristina, Chiara e Paolo: quest'ultimo racconta della sua esperienza a Foggia. Da psichiatra si è trovato, dopo un momento di crisi, ad abbandonare il posto di lavoro. Una volta ritornatovi, si è sentito in un vicolo cieco, a causa delle difficoltà incontrate nei rapporti coi colleghi di lavoro i quali sembrano dare maggiore importanza all'aspetto della regolamentazione piuttosto che a quello della crescita, proprio come nell'adolescenza è spesso tagliata la crescita di parti nostre e privilegiato il dovere.


     A questo punto, per introdurre le metafore, Mariano sostiene che sulla vita non possiamo diffondere un sapere compulsivo, fatto di interpretazioni dicotomiche. Inizia poi ad esplicare la metafora del fiume: il fiume è tutto ciò che dobbiamo attraversare, le due sponde sono l'una l'infanzia e l'altra l'adultità; l'adolescenza costituisce l'attraversamento del fiume. L'infanzia è la sponda che noi conosciamo per prima. Per tutta la vita una forza potente ci spinge a tornare indietro: è la forza centripeta, la forza della nostalgia (il dolore per la casa, per la FAAMA, la famiglia di origine). Quando la famiglia ci riempie di tagli, uscirne non è facile, apparentemente diventiamo adulti ma non abbiamo attraversato il fiume. L'altra forza, quella centrifuga, è invece diretta verso l'adultità. Nell'adolescenza ci troviamo dunque ad essere come Giano, divinità con due facce: una che guardava in avanti, verso il futuro e una indietro, verso il passato


    Inizia a questo punto la testimonianza forte di Francesco. Come promesso, Mariano lo accoglie e lo accompagna nella narrazione del suo tormentato stato di sofferenza. Francesco sente una forte spinta centripeta verso l'infanzia ma ora la vita lo spinge ad attraversare il fiume. Ora teme che saltino gli schemi, è scosso anche a livello fisico e il suo sentire si manifesta intensamente. La sua vita interiore è rimasta a lungo ad un livello infantile e le forti spinte centripete portano a rifugiarsi nella casa dell'infanzia e lasciare casa nostra porta dolore. A casa si vivono relazioni infantili, cose espresse e non espresse, richieste e non richieste. Francesco ha una sorella minore di lui di 11 mesi, quindi probabilmente ha un punto antico di sofferenza nell'essersi sentito sottratto le attenzioni della madre quando aveva due mesi appena. Una prospettiva è scappare dai nodi infantili formando una coppia: è una prospettiva ma non è sempre la soluzione. Francesco esprime la sua difficoltà a formare una coppia: grazie a Mariano arriva a capire che in realtà sta ancora cercando la sua prima donna, sua madre. I cosiddetti "psicotici" non parlano mai chiaro con le donne perché non possono avere altre delusioni, infatti la tipica catena delle emozioni adolescenziali è desiderio-delusione-dolore-rabbia. Spesso razionalizziamo la rabbia, giustifichiamo la madre, ma peggio di questo c'è un sentire di questo tipo: "Che diritto ho di far star male la famiglia"? La vergogna è una conseguenza della rabbia inespressa e dei sensi di colpa: quando non si possono più esprimere i propri bisogni non si accetterà più di chiedere ma si continuerà a dare mettendosi al servizio degli altri quasi in modo iperattivo. Francesco, per esempio ha avuto pure dolori alla colonna perché si è dovuto attivare troppo, si è caricato dei pesi degli altri. In seguito ha avuto conati di vomito: lo stomaco ha infatti possibilità di decidere se il cibo è buono o cattivo, vomita l'emozione negativa che lo sta scombussolando. Quando poi i desideri e i bisogni riemergono sono confusi, frammentati, le parole sono incoerenti.

    Francesco torna nudo un altro po' come i neonati, ha la necessità, ora, di mostrarsi per ciò che è, definendosi nuovamente. Lui ora vuole essere aiutato come la pianta individuata l'acqua la cerca. Come le grandi personalità quando sentono di avvicinarsi al partire ritornano nudi.

Flavia,
Floriana,
Luciano,
Massimiliano